lunedì 5 settembre 2011

CARO DIARIO

.... 2011
Caro diario,
l'estate è iniziata con la pioggia poi c'è stato il sole e poi ancora pioggia. Non so se sia un bene o un male. Se fossi una vite, magari starei anche bene perché un po' devo patire (me lo dice sempre il mio compagno/agricoltore) ma quell'acqua me la sono sparata dritta fino alle radici. Per me che bevo, amo e prego (di poter amare e bere sempre più), va molto bene così, con la sera un fresco da golfino e zero ferie e cantine amiche da svuotare. E di questo ti volevo parlare.

11 Luglio 2011
Caro diario, 
io e G. siamo stati invitati dall'amico I. ad una cena nella sua residenza che sta tra Bologna e Imola, una specie di hinterland pieno di borghetti e outlet e residenze padronali e, insospettabilmente, natura. A Ravenna c'è il caldo/umido che dicono tutti sia il peggio perché 'sta specie di acqua galleggiante moltiplica le sensazioni. Ma nella casa dell'amico I. l'umido se lo succhia la natura e c'è pure del venticello e la famiglia dell'amico I. che è il meglio di tutto. La moglie di I., ad esempio, ha preparato una serie di cose che i ristoranti se le sognano (per far sognare i ristoratori ti faccio vedere, ad esempio, questo) 
Io e l'amico I. abbiamo aperto anta-bottiglie, insomma, io ne ho portata qualcuna di quelle per impressionare (un Dard & Ribo, un Gramenon, un Numero 1), lui giocava in casa/cantina. E di una, caro diario, vorrei parlare. L'amico I. sa che a me piacciono i bianchi macerati mentre a lui mica sconfinferano tanto. E, da bravo ospite, ne ha preso uno che voleva sentire con me. 
Eccola qui:
E' la Vitovska Solo 2004 di Vodopivec. Che è una specie di riserva prodotta solo in certe annate. A me la Vitovska di Vodopivec normale piace, faccio yummi yummi quando la bevo e di si con la testa. Così ero tanto curioso. Solo che è stata tanto scorbutica con me o forse ero io e, insomma, mica ci siamo capiti tanto bene. Era lì nel bicchiere e io giravo giravo e in cambio ricevevo qualche mugugno e degli odori plastici, c'era insomma, come-si-dice, tanta riduzione. E giravo e qualcosa cambiava ma mica tanto. Io sentivo che c'era della dolcezza sotto la sua scorza dura da friulano ma lui se la teneva molto stretta in fondo al bicchiere. L'ho messo in bocca e quello che sentivo era una cosa buona ma c'erano i, come-si-dice, tannini che frenavano molto, la Vitovska partiva bene poi frenava poi ripartiva. Altalenava. Insomma, sembrava che ci fosse tanto fumo o forse nebbia (c'è la nebbia anche in Friuli?) e anche dell'arrosto sotto che mica aveva tanta voglia di farsi assaggiare. E lui si chiama Solo e magari, pensavo, gli piace stare solo e parlare quando gli pare. Non c'è nulla di male. Magari, caro diario, era un vino da aspettare senza fretta, magari il giorno dopo saremmo diventati grandi amici, magari io aspettavo in un posto e lui in un altro. Però ci siamo solo salutati con rispetto e intravisti da lontano. Sarà per la prossima volta.
Caro diario, solo un'ultima cosa. Alla fine della serata l'amico I. e la sua famiglia hanno dovuto quasi cacciarci perché io e G. ce ne saremmo rimasti per sempre lì tanto si stava bene.

14 luglio 2011
Caro diario,
e chi se lo immaginava? 
Sono passato davanti a quel posto qualche migliaio di volte e ogni tanto mi ci ero anche fermato per bere una birra. E il fatto è che le birre erano di qualità e c'erano anche delle bottiglie di vino in una mensola ma io mica ci avevo fatto caso. Sono proprio tonto. 
Comunque, ieri sera ci ricapito per caso, io e G. siamo a Marina di Ravenna e abbiamo fame e ci dicono che in quel posto le pizze sono molto buone e poi fanno tex-mex che sarebbe una roba tipo fagioli-e-cowboy-e-salse-varie e che io proprio non  sfango e vada per la pizza. Così ci infiliamo nel parcheggione e andiamo nel giardino coi tavolini apparecchiati e siamo finalmente seduti al Ghinea. Ci sono un sacco di poster di concerti di hard-rock che (credo) al proprietario piaccia tanto. Ci sono le valli coi capanni da pesca dietro nascosti dalle siepi. C'è anche un maneggio che sta tra le valli e le siepi. Ci sono le ragazze che servono che sorridono tanto e sono simpatiche e sono tutte un corri-corri. E c'è Robi, il proprietario (quello del forse-hard-rock), che è uno che lavora come un matto, apre locali a Ravenna e Marina e ha una passione che, guarda caso, è la mia stessa passione, e cioè il vino, tanto che quando viaggia va a visitare cantine, ma mica a Brisighella o Montalcino, no, qui si parla di Australia o California o Mosella. Così ha una cantina (anzi, due, l'ufficiale e una private reserve) che contiene un sacco di, come-si-dice, chicche. Batterie di Riesling, Syrah, Icewine, etc etc. E se incontra un appassionato o anche solo curioso, se in mezzo alle famigliole e/o ragazzi reduci dal mare qualcuno mostra curiosità, non esita ad andare a prendere qualcuna delle suddette chicche e ad aprirtele e, se ha tempo (di solito poco), si siede a berle con te. 
Io, lo so, caro diario, sono uno sfacciato e l'altra sera mi sono messo a frugare nella cantina con Robi e ho deciso di bere alcune cose dei biologici brisighellesi. Non pensare che sia un pantofolaio e che non riesca a vedere più in là delle nostre colline. Solo che c'erano ancora dei 2003 (annus mirabilis da quelle parti) e non ho resistito.
Caro diario, mi sa che ci siamo fatti un nuovo amico. E, a proposito, la pizza è veramente buona.


13 Agosto 2011
Caro diario,
sono in Abruzzo. Che è un posto strano. Stai al mare e se la giornata è limpida limpida, vedi le montagne. Bevi un caffè e ti chiedono 70 centesimi. E ci sono un sacco di cantine e tutte (praticamente) lavorano il benedetto Montepulciano e il Trebbiano (che, lapalisse, è diverso da quello romagnolo). 
Nello specifico sono a Torano Nuovo che è in provincia di Teramo ed è un, come dire, borghetto, un paese arroccato su un cucuzzolo pieno di stradine che dall'alto sembrerebbe una meringa piena di crepe. E qui fanno da un sacco d'anni una sagra. Non una robina inventata dalla Pro Loco ma una sagra seria e di tradizione con tanta ma tanta gente che fra un po' si camminava sui muri. 
Caro diario, in quel suq si mischiavano stand di salsiccie, arrosticini, formaggi fritti e mi è sembrato che le verdure fossero state bandite dal raggio di 10 km. E c'erano, e io ero molto contento, una decina di stand di produttori di vino toranesi o della vicina Controguerra. E ogni produttore aveva anta-etichette che ti faceva assaggiare e poi potevi comprarti la bottiglia da bere nelle panche per mandare giù il formaggione fritto. E il produttore che più mi stuzzicava è anche quello che è finito col piacermi di più. Si trattava di Emidio Pepe che è biodinamico e, addirittura, distribuito dalla Velier. Ora, amico diario, i vini di Pepe li ho bevuti diverse volte nelle manifestazioni naturali e devo dire che non è che mi abbiano mai colpito particolarmente. Sempre col delle meritorie batterie di annate storiche in cui può capitare di assaggiare un Montepulcino 1977; però vini lisi, legnosi, spesso ossidativi. E allo stand di legno a Torano avevano una bella batteria di Montepulciano, dal 2001 al 2008. E il Trebbiano 2009. Certe impressioni passate hanno avuto conferma, buoni vini giocati molto sull'evoluzione (ma la 2005 aveva anche una certa saldezza e profondità). Confermate fino a che non mi sono imbattuto nel Montepulciano d'Abruzzo 2008

Che vino è? Croccante, fragrante. Floreale e terroso al naso, frutta e relax. C'è del legno in bocca ma senza disturbo; c'è morbidezza e slancio; c'è dinamica, c'è potenza e c'è controllo; c'è tanta materia viva, naturalezza di frutto/uva. Uva Montepulciano mai così vivida ed espressiva nel bicchiere Pepe. Uva matura che così (poco) manipolata diviene una bevanda che arriva di slancio ai 92/100 (perché lo so, caro diario, che a te i numeri piacciono).


Eppoi non è finita qui. Perché ad un sole a tutti-raggi come il Montepulciano, si unisce il Trebbiano d'Abruzzo 2009. Sorbole, direbbe un amico bolognese. E' lì nel bicchiere e ci butti dentro il naso e, si, ha un inizio un po' in riduzione (ma mica ci danno fastidio queste cose, vero, caro diario?); ma quanta frutta che ci galleggia sotto, quanta fragranza bucciosa. E bastano 10 minuti e inizia la festa odorosa con le nuvole riduttive che se ne vanno. E la bocca morbida con una punta rigida, quel filo amarognolo che non frena la bevuta, no, non frena un bel niente e come una voce dall'alto ordina: "Bevine ancora". Numeri? Dritto sparato ad un 90/100.


25 Agosto 2011,
Caro diario,
ieri faceva caldo, oggi fa caldo e domani farà caldo e cosa non abbiamo pensato io e G.? Di andare a cercare un po' di fresco. Ma mica all'aria condizionata di un ipermercato. No. Abbiamo fatto un po' di strada, scavalcato qualche salita e siamo arrivati all'Osteria della Miseria. Che è a Gabicce Mare, si mangia discretamente e l'oste mi fa andare come un cane da tartufo nella sua cantina. Cantina che ha un sacco di roba con qualche anno addosso (non so, caro diario, ad esempio nei mesi gli ho fatto secco tutta la riserva di Cornas 1999 e 1998 di Thierry Allemand). Sta di fatto che sono lì che giro e liscio le bottiglie e vado verso la polvere delle riserve francesi e c'è una bottiglia con l'etichetta nera tutta grattata che dice 1996 e mi rendo conto che è roba di/da supereroi.
Va da sé che l'abbiamo aperta.
Il Crozes-Hermitage 1996 di Dard & Ribo è vivo e lotta con noi. Che curiosone che sono. Si, perché devi sapere che i vini dei due super-francesi nascono per essere bevuti (= tracannati) subito, vogliono essere una gourmandise senza preoccuparsi del futuro. Si, magari sono punk, no future e viviamo l'attimo. Epperò come si comportano dopo 15 anni (che nel vino, amico diario, sono una terza età abbondante)? Te l'ho detto subito: regge alla grande.  Un colore da lifting, cioè ancora con qualche riflesso violaceo pur nell'attenuazione dell'età. Un odore intensissimo di frutta matura innerbato da una punta acida ancora viva. Un sapore sempre disteso, sempre quello scheletro aspro che punta dritto alla beva. Una dimensione senza muscoli ma in piena levità. E in 2 ore di cena manco un cedimento. Caro diario, è vero, i Dard & Ribo danno il meglio nei primi anni, nascono rotondamente euclidei e che senso ha tenerseli ad ammuffire in cantina? Però se capita di scovarne uno anzianotto in una cantina termo-regolamentata, non ne rimarrai deluso. Anzi.