martedì 24 gennaio 2012

RADIKON. 2005. (PIUTTOSTO). STANKO.


Stanislao (Stanko) Radikon sta nel Collio. Dal 1980 fa vini. Dal 1995 ha smesso di usare prodotti chimici. Dal 1999 ha smesso di usare la solforosa in alcuni vini. Dal 2002 in tutti i vini. E' un capostipite delle lunghe macerazioni nei vini bianchi. Cioè, no, perché 'sta cosa la facevano già i nostri nonni. 
Stanko Radikon nel 2009 fece una serata da Noè a Faenza. Portò i suoi 2004. Spiegò la sua filosofia produttiva. Parlò di macerazioni tentate fino ai 9 mesi per poi assestarsi sui 3/4. Parlò di solfiti, di formati di bottiglia (mezzo litro e litro per ottimizzare il contatto aria/vino), di plance di sughero (che diventano mini-tappi in quelle bottiglie a garanzia di maggiore qualità), di territorio. Schiantò la platea con un succo d'uva come l'Oslavje (l'uvaggio Pinot Grigio, Sauvignon, Chardonnay), abbagliò i presenti col Jakot (il Tocai o Friulano) e la Ribolla Gialla. Creò dipendenza in qualcuno.
Stanko Radikon è questo (lode ai video e ai siti ben fatti).
I vini di Radikon possono essere diverse cose. A volte buonissimi, altre volte interlocutori. Ogni annata col suo campione. Fino al 2004. Dove tutto era buonissimo e dove l'Oslavje lo era di più. Un fuori categoria, uno straccia-etichette (bianco? macerato? friulano? No, Vino). Costringendo ad entrare sempre più nel bicchiere di questo Paròn del vino, a cercare le altre annate, a tentare di ricostruirne il percorso.
Poi l'annata successiva che tardava ad uscire. 
Stanko Radikon che saltava VinoVinoVino 2011 per andare al Vinitaly.
Un fugace assaggio del Jakot 2005 che qualche perplessità ha lasciato perché discreto, ma discreto con Radikon non basta.
E, alla fine, l'avvistamento, l'acquisto, l'apertura, la bevuta.


Oslavje 2005: questo orange fino al midollo ha un inizio cupo. Fatica ad esprimere le sfumature olfattive abituali. Il ventaglio rimane chiuso, niente speziature o variazioni sul tema uvosità. Un naso dritto, vagamente plastico. Pungente e duro. Poi qualcosa cede, ma sono solo crepe nel tannico/acido. Questa resa austera (dritta, impalata, formale) si specchia nella bocca. Verticale. Asciutta. Fredda. Poca dolcezza a tamponare. Questa resa problematica solo alla fine, dopo qualche ora, tende a sciogliersi, a lasciar intravedere quella assolutezza che, sappiamo, i vini di Radikon possono dare. Lascia intravedere qualcosa. Ma, per il momento, è troppo poco. Per il momento nella 2005 è pieno inverno. Uno di quegli inverni del Carso. Brrrrr... e 83/100.