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DI COME DA 6 FRANCESI SIAMO FINITI AD UN ITALIANO E IN QUALCHE MODO SI E' CHIUSO UN CERCHIO

E' successo che nell'arco di una settimana, per quella serie di strane coincidenze di cui ci fa dono la vita, si siano sgranocchiati come crackers alcuni vini francesi collocati oramai nella mitologia (chi prima, chi dopo), in una mia personalissima mitologia rientrante, però, in quello che definirei come patrimonio dell'umanità  o vino transgenerazionale  o capace-di-unire-l'umanità-in-un-caldo-abbraccio-amoroso. Insomma, dei vini che, nella loro più o meno breve storia, hanno dimostrato di piacere proprio a tutti, a quelli che cercano l'equilibrio e l'esaltazione del frutto, a quelli che vogliono dei muscoli e sapori lunghissimi, a quelli che (dicono) di capirne poco ma ci mettono un secondo a dire che quella roba che gli hai messo nel bicchiere manco la userebbe per sfumare una scaloppa. Vini che di solito portano la primavera anche quando fuori ci sono -10° e il sole sembra un qualcosa che dovrebbe stare su nel cielo ma adesso non me lo ricordo più tanto ben...

L'ALBANA DI UNA NUOVA ERA: VIGNE DEI BOSCHI IN 5 MOSSE

" Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista " Gary Kasparov . " Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere" il generale Sunzi (da "L'Arte della Guerra") . Ora vi racconto come  Paolo Babini  ci ha dato scacco matto in 5 mosse. E' successo una serata di marzo, in una Forlì con ancora residui di neve carbonizzata dallo smog, davanti a cinque bicchieri e dentro al Don Abbondio .  Assaggiare dei vini in sequenza (e, in particolare, in verticale) è spesso una cerimonia, una danza Maori prima dello scontro. A volte una partita a scacchi. C'è una ritualità quasi guerreggiante in certi attimi, un silenzio pre-battaglia. Sei tu davanti a dei bicchieri e aspetti di fare la mossa. Li annusi. Ripassi mentalmente delle cose. Fai girare i bicchieri e resetti le cose che ti sei ripassato prima e ne pensi delle altre. Bevi. Inizia lo scontro. E' come leggere un libro, magari un libro che conosci già e che pens...

BOULEVARD NOSTALGIA: ENRICO FOSSI

Prima che procediate nella lettura del post, si vorrebbe rimarcare una cosa. Ossia il tentativo ad ogni costo di evitare di cadere in una fastidiosa elegia dei "bei tempi andati"; una strada che, se imboccata, porterebbe solo ad una lenta discesa verso il becero sentimentalismo e l'andropausa. Sola e unica intenzione è quella di ricordare un periodo, precisamente quello della mia iniziazione al vino, qualcosa a cavallo degli anni '90. Lanciare uno sguardo  sul passato. Riscaldare i muscoli della memoria. Un'operazione che comporta qualche paragone col presente. Giudicando il minimo possibile. Perché, per chiarezza, mi piace molto questo presente (beh, molte cose) e non vorrei essere in altro luogo e tempo che qui e ora . In un Evo precedente, qualche quinquennio fa, c'erano meno vini (e costavano meno), c'erano le Guide (quelle di carta, quelle che erano un riferimento, quelle che spostavano il mercato), c'erano più soldi.  In quell'epoca lon...

MINORITY REPORT: SORGENTE DEL VINO VOL. 3

Agazzano è una ridente località nel piacentino, una cittadina, un borghetto, uno di quei posti che anche un TomTom passa 10 minuti a chiedersi "Ma dove cazzo è 'sto posto?". Diciamo che è un centro storico medievale assediato dalle villette a schiera e dalle palazzine anni '70. E in mezzo a questo centro c'è un castello. Il Castello di Agazzano (lapalisse).  E questo castello in centro diventa per un week-end all'anno un ulteriore centro, quello del vino naturale italiano. E questo succede da 3 anni. E nell'arco di 3 anni, le presenze si sono moltiplicate. Sempre più gente, sempre più consumatori curiosi e informati (cioè, poche scene del tipo riempi-il-bicchiere-e-scappa e tante domande), un pigia-pigia quasi automatico nelle salette del castello.  Perché, bisogna dirlo, non è che l'imbucata Agazzano ti venga incontro: bisogna proprio decidersi di muoversi e puntare il volante in quella direzione.  E cosa decide il successo di quella che potreb...

SFIDA TRA TREBBIANI: CRONACA E MOVIOLA (SOTTOTITOLO: LA NOIA)

"Cos'è il Trebbiano ?" Se fossi il discepolo di una qualche antichissima disciplina orientale e accanto avessi il mio sensei e se anche solo mi passasse per la testa l'insensata idea di porgli tale domanda, questo (il sensei ) mi guarderebbe come se avesse di fronte una bestia immonda e/o un bambino deficiente, mi bacchetterebbe le dita con un ramo di giunco e mormorerebbe: "Domanda sbagliata". E' chiaro che la sapienza la si raggiunge anche facendo le domande sbagliate e venendo corretti (a bastonate o meno).  E allora, ancora feriti nell'orgoglio e nelle nocche, ci fermiamo un attimo a riflettere, ci mordicchiamo le labbra come i bambini che siamo, e tentiamo una riformulazione della domanda attraverso una serie di domande sparse atte a capirci lo straccio di qualche cosa: Quanti sono i Trebbiani? Cosa si può arrivare ad ottenere da un dato clone di Trebbiano in un dato posto (ovvero, the sky is the limit )? Cosa vuole fare chi tratta con l'uv...

ITA-LIA-NI! ACCORRETE E BEVETE!

Dopo un iter organizzativo degno delle migliori coppie dello spettacolo (Garinei & Giovannini, Lele Mora & Emilio Fede), siamo giunti al programma (quasi) completo di quella che potrebbe essere la serata definitiva sul Trebbiano . La Campovinato Production in associazione con la Audiodivino Industries   (nella persona del responsabile Alessandro Costa), è così lieta di invitare la popolazione alla seratona in programma il 22 febbraio presso il ristorante Anonima Fornelli di Imola. Questa convocazione degli Stati Generali si propone, come detto, di sviscerare l'uva Trebbiano, di capire chi è e cosa fa e perché lo fa; ha come obbiettivo di anche solo iniziare a comprenderne le diverse sfaccettature, i diversi sistemi produttivi con l'aiuto della presenza di diversi viticoltori pronti a metterci la faccia e qualche parola; e, soprattutto, di berne a secchiate. Il tutto per la modica spesa di 35 euro (comprendente cena e quelle secchiate di vino di cui sopra). La st...

GOD SAVE LES CAVES

Questo post la prenderà inizialmente alla larga rispetto all'argomento principale (il cosiddetto "punto"), butterà lì qualche banalità storica infiocchettata da luogo comune ritenendola comunque necessaria per arrivare al punto, e alla fine di questo andamento leggermente ubriaco, arriverà dove vuole arrivare. Quindi si invitano i gentili lettori ad avere un minimo di pazienza perché si giura fin da ora che il punto da raggiungere riguarda sempre e solo vino e bottiglie bevute. In una ipotetica classifica sulla Prosopopea Nazionalista, gli inglesi sarebbero nei primissimi posti da qualche secolo e questo, di per sé, non è una cosa negativa in assoluto. Diciamo che, spaccando la prospettiva in quattro, è sempre meglio che detenere la coppa Rimet per Menefreghismo e Cialtronaggine come noi italiani. Per dire, ognuno ha i suoi problemi.  Leggendo certa stampa britannica, quella più ingessata e ufficiale , verrebbe da pensare che Noè fosse sbarcato ai docks di Londra e che l...