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EUROPA 2013

Ero lì che stavo editando e meditando su quel Rave continuo che sono stati Villa Favorita, Cerea, Sorgente del Vino (e, prossimamente, Albana Dei e Vini Ad Arte e Enodissidenze, tanto per dirne alcuni a cui parteciperò) e stavo letteralmente scrivendo come, andando per sommi capi e ragionando un po' con l'accetta, nel complesso degli anta-mila assaggi effettuati, in quel Giochi Senza Frontiere che passa dalla Spagna alla Slovenia alla Germania all'Austria alla Georgia alla Francia etc etc e che a volte appare più come un Risiko inkazzoso, stavo scrivendo di getto come nella finalissima dei miei pensieri Italia batte Francia 2 a 0.
Questo perché nel vortice ebefrenico di quelle fiere, spesse volte i francesi erano vini affascinanti ma anche problematici (nota 1), giocati molto sulle acidità e le ossidazioni oppure su legnosità scorbutiche. Con le dovute eccezioni, certo. Ogni tanto se ne incontrava uno veramente buono. Ma per uno buono ce n'erano il triplo tra gli italia…

CAMERA OSCURA

Sto a Gusto Nudo e piove e in questo spazio autogestito che sembra a metà tra un casermone post-bombardamento e la Zion di Matrix (e 100 metri più in là c'è lo sciccosissimoristorante di Marcello Leoni e davvero il mondo è tutto un Matrix) e fa un freddo riassumibile nella locuzione idiomatica Da Cani e sto vagolando pallido e assorto e confuso e felice e mi fermo da Giovanni Montisci e faccio "Ajò" e lui fa "Ajò". E mentre sull'Ipad del Montisci scorrono immagini dello scannamento di un maiale con relativo confronto dialettico con un signore emiliano sulle tecniche di lavorazione del porco (il che aggiunge ulteriori suggestioni alla location spazio/mattatoio/cybercittà), inizio a bere i suoi Cannonau e, particolare, il Barrosu 2009 e se i pensieri fossero nuvolette dei fumetti in pop-up apparirebbe  decodificabile in un "Discreto ma sfaldato, sfibrato" e allora si va avanti e il freddo che da Da Cani è, nel frattempo, passato a Da Bestia formando n…

MOLTO FORTE, INCREDIBILMENTE LONTANO (ovvero, quando non hai un buon titolo, rubalo)

Buongiorno.
Perché siamo qui? Qual è il senso di tutto questo? Chi siamo noi? 
Le grandi domande dell'umanità applicate alla carboneria bloggettara.
Domande a cui, vien da sé, non è possibile rispondere ma solo macerarsi in pseudo-risposte che generano altre domande e così via, una cavalcata selvaggia nei terreni paludosi dei dubbi e dei se e dei ma.
Vabbè. 
Per favorire una più agevole lettura di questo post, avendo della discreta carne sul fuoco e non volendo procurare un'indigestione al lettore, sono stati inseriti dei chiari segni grafici (grassetto rosso) corrispondenti ai diversi settori tematici, cosicché ognuno può saltare bellamente da uno all'altro e/o andare direttamente al settore riguardante la degustazione di un vino (settore che, lo dico subito, è in fondo al post).
Eccola riassunta qui:
1- Riflessioni sparse su internet e la critica enologica;
2- Una piccola rubrica che verrà aggiornata periodicamente;
3- Scheda degustativa di un vino.
Cominciamo.


1-RIFLESSIONI SPARSE

MOMPRACEM

E' quasi inutile spiegare in cosa consista il concetto di Fascino dell'Esotico (e di una sua sottoforma degradata che è riassumibile col detto "L'erba del vicino è sempre la più verde"), essendo questa fascinazione verso ciò che ci è lontano e sfumato (e, come dire, tra/sognato), un sentire comune, un richiamo verso luoghi cari al National Geographic della nostra mente. Luoghi reali o irreali.
Capita spesso di sognare questi luoghi e di scriverne come un qualsiasi Salgari(il quale, si sa, descriveva Mompracem in mutande e ciabatte dal salotto di casa sua) e la cosa è ancor più accentuata quando si ha tra le mani un oggetto/feticcio che ti linka lì, tra le giungle sud-asiatiche o tra i cru della Francia verso quegli chateau o garage su cui si magnifica toccando lo schermo del proprio PC o un Atlante Mondiale Dei Vini.
E' quasi ridondante descrivere come ogni bottiglia, che sia un Carmenere cileno o un Pineau d'Aunis della Loira, rimandi alla velocità di un p…

RIEN NE VA PLUS: GRAMENON 2010

Chissà. Nella schizofrenica insensatezza di questa vita il cui muoversi, a volte, appare quello di una pallina schizzata a folle velocità in un flipper cosmico, potrebbe anche accadere (potrebbe) che fra 10, 20 anni le cose tornino com'erano e, nello specifico, che i vini di Domaine Gramenon tornino non dico ai livelli iperuranici delle cuvée 2004, ma perlomeno alla sofisticata rotondità dei 2006 o alla potenza turbo-fruttosa dei 2007.
E invece mi ritrovo a contare col pallottoliere da una parte le bottiglie e dall'altra le annate che, a conti fatti, risultano essere
3
No, dico.
Tre.
III.
Ripeto, 3 annate che qualcosa nei vini di Madame Michelle Aubery-Laurent non va.
Intendiamoci. Nulla di drammatico, non si tratta di un crollo verticale né una sorta di contraffazione stilistica, non di un passaggio dall'eccellente allo schifo. I vini sono ancora molto buoni, costano sempre il giusto (dai 15 euro de La Sagesse ai 32 de La Mémé, ben inteso se acquistati in enoteche francesi senza…

RADIKON. 2005. (PIUTTOSTO). STANKO.

Stanislao (Stanko) Radikonsta nel Collio. Dal 1980 fa vini. Dal 1995 ha smesso di usare prodotti chimici. Dal 1999 ha smesso di usare la solforosa in alcuni vini. Dal 2002 in tutti i vini. E' un capostipite delle lunghe macerazioni nei vini bianchi. Cioè, no, perché 'sta cosa la facevano già i nostri nonni.  Stanko Radikon nel 2009 fece una serata da Noè a Faenza. Portò i suoi 2004. Spiegò la sua filosofia produttiva. Parlò di macerazioni tentate fino ai 9 mesi per poi assestarsi sui 3/4. Parlò di solfiti, di formati di bottiglia (mezzo litro e litro per ottimizzare il contatto aria/vino), di plance di sughero (che diventano mini-tappi in quelle bottiglie a garanzia di maggiore qualità), di territorio. Schiantò la platea con un succo d'uva come l'Oslavje (l'uvaggio Pinot Grigio, Sauvignon, Chardonnay), abbagliò i presenti col Jakot (il Tocai o Friulano) e la Ribolla Gialla. Creò dipendenza in qualcuno. Stanko Radikon è questo (lode ai video e ai siti ben fatti). I vin…