sabato 11 febbraio 2012

MOMPRACEM


E' quasi inutile spiegare in cosa consista il concetto di Fascino dell'Esotico (e di una sua sottoforma degradata che è riassumibile col detto "L'erba del vicino è sempre la più verde"), essendo questa fascinazione verso ciò che ci è lontano e sfumato (e, come dire, tra/sognato), un sentire comune, un richiamo verso luoghi cari al National Geographic della nostra mente. Luoghi reali o irreali.
Capita spesso di sognare questi luoghi e di scriverne come un qualsiasi Salgari (il quale, si sa, descriveva Mompracem in mutande e ciabatte dal salotto di casa sua) e la cosa è ancor più accentuata quando si ha tra le mani un oggetto/feticcio che ti linka lì, tra le giungle sud-asiatiche o tra i cru della Francia verso quegli chateau o garage su cui si magnifica toccando lo schermo del proprio PC o un Atlante Mondiale Dei Vini.
E' quasi ridondante descrivere come ogni bottiglia, che sia un Carmenere cileno o un Pineau d'Aunis della Loira, rimandi alla velocità di un protone al CERN verso quelle terre, quella gente, scateni un misto di gioia e malinconia per tutti i vigneti non visitati e i viticoltori non abbracciati (anche una stretta di mano può bastare). Ma è proprio lì, in quell'oggetto/feticcio che è la bottiglia che, in qualche modo, avviene un contatto, il vetro diventa uno Stargate e pare di essere tutti più vicini e, alla fine della bottiglia, tutti più ubriachi e felici, pare di poter fare, di avere fatto il giro del mondo.
Eppoi c'è la realtà a portata di mano, i luoghi o le persone incontrate e visitate, a portata di poche ore o, addirittura, minuti, le cantine che diventano famiglia per te perché si aprono, ti accolgono, ti fanno toccare e assaggiare tutto e ti chiedono veramente cosa ne pensi, diventano Cantine Aperte 365 su 365 e quando si è fortunati ( e capita spesso, capita ovunque) e quando si è abbastanza lucidi e onesti da ammetterlo e da fregarsene delle scale di valore scritte su carta, questi luoghi diventano la tua Mompracem e ringrazi Dio di averne così vicini a casa. 
Perché la sottile linea rossa che unisce i 3 vini di cui vi parlerò oggi è proprio questa: l'esotico vs l'indigeno.
L'esotico inteso anche come immaginario, che è il sistema di collegamento quasi perfetto tra realtà diversissime. E' il formarsi di stratificazioni attorno ad un concetto o un oggetto, uno qualsiasi. Come prendere la parola India e, pur non essendoci mai stati, iniziare a riempirla di ogni filmato, racconto, frammento di foto, e impastare il tutto per bene sino ad ottenere qualcosa. Reale, irreale, semi-reale. L'immaginario che sta così bene col vino. L'immaginario che è pappa e ciccia con parole come Bordeaux, terroir, Champagne (si, i francesi la fanno da padrona in questa cosa). E che spesso si distrae e dimentica quello che è vicino, tangibilmente a portata di mano. Oppure lo deforma e lo ingigantisce per una sorta di orgoglio territoriale (nota 1). Ma una forza dell'immaginario è quella di ricrearsi quasi da solo i collegamenti tra l'esotico e il quotidiano, di crearsi, a volte, la propria Mompracem nel salotto di casa. E questo è ancor più vero col vino. 
Un'unica controindicazione: fare attenzione a non doparlo (l'immaginario) con dosi massicce di immaginazione (nota 2). Per il resto, facciamo volare la mente.
Il mio viaggio è iniziato con questo 
Che è il Faugeres Cuvée Jadis 2008. E la fa Leon Barral che è un  pasdaran del vino naturale, lavora in Linguadoca e qui ci mette Carignan e Syrah e un po' di Grenache. Il fatto è che me ne parlò Gian Marco Antonuzi de Le Coste. Ci aveva lavorato e stava per mettere la mano sul fornello giurando sulla qualità di quelle uve, sulla totale onestà produttiva del produttore, sulla straordinarietà di quel connubio. Andava assaggiato. E dall'annata 2005 ho iniziato a comprarlo. E la 2008 fa il botto. Perché se l'inverno vi ha felpato i sensi e ficcato la testa sotto un metro di neve, questo vi riporterà ad una primavera perenne. Una primavera di frutti rossi, di fiori, di sottobosco. Un vino sudista, senza prepotenze alcoliche o durezze iper-legnose. Un vino nella categoria Croccante, dalla grande beva, cangiante per tutto il tempo della sua apertura senza virare all'ossidato. Un vino che mi ha ricordato il Montepulciano d'Abruzzo 2008 di Pepe. E che in altre annate mi aveva ricordato un altro vino, specie nell'annata (appunto) 2005 che proprio sembravano parenti stretti. 

E quest'altro vino è la seconda tappa del viaggio che 
porta dritti dritti a qui 
SettePievi 2005 di Vigne Dei Boschi. E lo fanno Paolo e Katia Babini a Brisighella e sono naturali loro e i loro vini, e qui ci mettono soprattutto Malbo e poi un po' di Cabernet e Merlot. Grandi bianchisti (l'Albana MonteRe  e il Riesling 16 Anime e il Sauvignon Borgo Casale, concedetegli un assaggio), ma il SettePievi è un vino del cuore. Un vino che con la 2003 sballò i parametri del sottoscritto riguardo Romagna, Malbo, bio-qualcosa. Potenza e controllo. La 2005 ha tutti i parametri spinti e coadiuvantisi: la consistenza che riempe la bocca, i tannini che amarizzano e irrobustiscono, l'alcool che addolcisce e riequilibria, il frutto maturo che accompagna. E note selvatiche e speziature e pura dinamica naso/bocca. Tutti i parametri che non si annullano ma giocano per la stessa squadra. Un vino da bottiglia finita, testa lucida, sguardo fiero verso la collina (brisighellese o languedociana che sia). 
Così come un altro rosso dei Babini getta lo sguardo oltre la collina, verso la Toscana. Il Sangiovese, il Poggio Tura. Verso la Toscana perché, nel bene e nel male, è lo specchio naturale per chi produce Sangiovese (nota 3). E questo ha portato da altre parti. Ad un rimbalzo tra zone.
Che è finito proprio qui
Lo so. Sono due vini. Ma sono due facce della stessa medaglia. Uno è il Sangiovese Superiore Riserva Monte Brullo 2007 di Costa Archi. L'altro è il Fontalloro 2007 di Felsina. Due Sangiovese (d'accordo, Monte Brullo ha un 3% di Ancellotta). Due idee sul vitigno applicate a terre diverse. Il Fontalloro che è un super-tuscan "atipico", concettualmente più alla ricerca della formula per produrre un vino da invecchiamento (sentite le parole di Mazzocolin, il gestore di Felsina, su cosa vuole e può essere questo vino). Il Monte Brullo che, invece, si inserisce in un'idea di super. A casa Costa Archi l'enologo è Gabriele Succi, che è anche il proprietario, viticoltore, cantiniere, commercialista, designer. A Felsina l'enologo è Franco Bernabei che segue decine di aziende in Italia (in Romagna, ad es, La Palazza). Il Montebrullo è un vino tanto. E' un vino potente, estrattivo, coloratissimo. Ma non pensate male (tanto=troppo). Qui la materia è in equilibrio. La maturità totale dell'uva ha le spalle per reggere tutto, il legno, l'alcool, l'acidità. Qui il frutto trova una canalizzazione poderosa ma non bruciante. Qui i fattori terra+annata+Succi hanno portato ad un blockbuster che teme pochi confronti nel genere. Il Fontalloro è un vino scorbutico. Cupo e amaro all'apertura. C'è un frutto ai limiti della terziarizzazione, affumicato dal legno. Ci sono tannini raschianti su livelli di consistenza non massimi. Epperò c'è l'uva. C'è della materia che fatica ad emergere dalla durezza generale, che inizia ad esprimersi, ad addolcire il tutto, solo dopo qualche tempo. La decadenza generale, quei rimandi all'humus e alla frutta cotta, diventa un motivo di fascino. La decadenza come chiave interpretativa del vigneto, il concetto che la durezza porterà la longevità, su una presunta o reale necessità di fare il vino così se vuole durare nel tempo. E tutto bloccato ad un passo dall'immediatezza espressiva. E un'altra variazione sul tema Sangiovese-In-Toscana. E un altro viaggio da fare.




Nota 1: questo orgoglio per ciò che è prodotto nella propria terra, è un sentimento che nel 90% dei casi non si applica al settore enologico romagnolo. Cioè, i produttori vanno molto spesso fieri di quello che fanno e cercano di scrollarsi di dosso quell'inferiority complex verso Toscana o Piemonte e la loro forza comunicativa; quello che si percepisce è, invece, una corsa ad handicap nel pubblico autoctono pronto ad amplificare ogni difetto nei suoi romagnoli e magari a magnificare tali difetti in Barbere e Baroli. La Storia, nel vino è spesso legata al concetto di esotico.
Nota 2: c'è una sterminata casistica riguardante il potere della mente che soverchia il potere dei propri sensi, il legare i sentori di un vino al territorio di provenienza e alle sue genti (come, ad esempio, il percepire lo iodio in vini provenienti da appezzamenti sul mare, o associare la forte tostatura di una barrique mischiata a forti acidità alla nota cupezza e ritrosia di certe popolazioni). E, ben inteso, non c'è nulla di male. 
Nota 3: e non la Super-Toscana guarda Babini. Più verso Montalcino o esempi come Pergole Torte. Vini più naturalmente misurati, sempre nei limiti del liso. Alla ricerca di un equilibrio in un'uva difficile come il Sangiovese.

41 commenti:

  1. Bravo, e a proposito di viaggi fatti dal salotto di casa, mi hai fatto venire in mente lo Scruton di "Bevo dunque sono". Per il resto una boccia di Settepievi 2005 l'ho tenuta gelosamente in cantina, ma dopo le tue parole non so se tirargli il collo o tenerla in nome del Romagna pride, che oggi ho ribadito con un Assiolo 2009 e, chissà perchè, uno sguardo dall'altra parte dell'Appennino l'ho fatto anch'io, senza scomodare il Monte Brullo, fermo restando che anche il tuo ribadire il self made romagnolo mi ha dato un certo godimento e mi lascia ben sperare per il futuro, sempre meno esotico...
    ciao

    Mirco

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  2. Grazie, Mirco,
    io di Settepievi faccio fatica a tenere le scorte e sono in continuo ri-approvvigionamento. Adesso è in una fase fantastica, se può servire per la decisione.
    Riguardo la Romagna, l'orgoglio mi si mischia spesso con l'iper-criticismo, con quel volere essere impietosi e diretti verso qualcosa che si ama. E della Romagna posso non amare tutto, posso criticare molte cose e tentare di restituire (soprattutto a me) un'immagine non idilliaca ma "reale" il più possibile; però, nel vino, dagli assaggi degli ultimi anni, dai confronti nelle fiere e negli assaggi quotidiani, non riesco a non riportare l'impressione di grandi vini, grandi vini limitati solo da un nome che fa ancora sognare poco, da un ostracismo nominale, da un pensiero (questo si provinciale) che la Romagna vinicola debba partire con un handicap, che (ad es) un Sangiovese Riserva magari potentissimo e legnoso possa arrivare al massimo a 89/100 e un Super Tuscan di pari parametri (anzi, spesso con qualcosa in meno) debba avere 4 o 5 punti in più, che asprezza e inconsistenza vengano scambiate con eleganza (massì, la Romagna beverina dei vini basi e non rompete le bale e lasciate stare le altre cose).
    Insomma, bisognerebbe bere un po' più alla cieca. E non intendo solo con la stagnola sulle etichette.

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  3. Condivido tutto, la storia ahimè ci insegna che per decollare occorrono sempre pareri e consumatori illustri, non ho detto autorevoli... ;-) Però, per quella che è la mia piccola esperienza, tutto si basa sull'orgoglio territoriale, cosa che effettivamente mi sembra stia nascendo con la generazione più giovane dei produttori romagnoli, che però deve essere supportata parimenti da tutti gli attori della filiera...
    Ciao e continua così!

    Mirco

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  4. Ma forse un sangiovese riserva potentissimo e legnoso non dovrebbe arrivarci proprio a 89/100. Né romagnolo, né toscano.
    Il concetto di sangiovese potentissimo è, quello sì, esotico.

    E, ahimé, temo che per decollare serva la Storia. Cioè i pareri illustri devono diventare prima autorevoli, poi Storia. Storicizzati. Passati ai posteri. Sopravvissuti al tempo.
    Rubricare la storia come condizionamento dovuto all'immaginario o forza comunicativa mi sembra un'operazione un po', come dire, di parte.

    Agilulfo

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    1. Agilulfo il tuo commento riguardo al Sangiovese ...è a dir poco ...si come dirlo ..forse capisci poco di vino senza offesa ..come dato di fatto ! oppure per te un vino potente non è un vino buono proprio per concetto ? se è così ti invito a uscire dal tuo guscio assaggia un po' di vino romagnolo o non e guardare che temperature e le stagioni estive e poi ne riparliamo .Come concetti assomigli tanto a un curatore di una guida , il Gambero , al quale io non darò mai più i miei vini da degustare ...tanto faccio schifo!Ma anche questo è un dato di fatto ..faccio vini troppo scuri e potenti!-ovviamente non la pensano così tante persone!Ats salut
      Gian Paolo Isabella -Podere il Saliceto-

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    2. Caro Gianpaolo,
      da produttore, io, non attaccherei verbalmente il succitato Agilulfo con tanta veemenza.
      La potenza poi va domata e magari non accentuata con pratiche di cantina che la esaltino, o no?

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    3. Caro Luigi , io non ho attaccato nessuno ..figurati al limite dal vivo ,ma a " scrittura" stò scarso :) e poi se questo lo chiami attacco, aspetta a sentirmi quando mi fanno andare i maroni in giostra ! Perchè da produttore ho il mio sacrosanto diritto di dire che se qualche degustatore dice una cavolata , magari io , giustamente nel settore potrei aiutarlo a capire ...è come se io ti venissi a criticare un tuo progetto , che cazzo ne sò io di architettura o altro . Un giudizio personale è un conto , dire che i vini potenti non devono per forza essere buoni è un altro.
      E poi Luigi , scusa sai ma quale tecniche di cantina , i rimontaggi i passaggi in botte ? Sai su certe uve, tipo il Sangio in questione così carico di alcool tannini estratto antociani ..etc. se non agisci così con il cavolo che lo rendi bevibile - provare Ris. 07 del Succi o l'Assiolo 09-
      Poi queste sono considerazioni di un contadino cantiniere, che ogni tanto si rompe le scatole di questi discorsi a cazzo e dice la sua .Ciao Gian Paolo

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    4. Azzz....
      quella delle "pratiche di cantina" mi mancava, non l'avevo mica vista...
      Caro Luigi, quali sarebbero quelle pratiche di cantina di cui parli?
      Di tecnologia non ne ho, faccio tutto a mano, oltre ad un po' di SO2 (che nei miei vini potrebbe essere alla stregua dei vini biologici, analisi alla mano) non aggiungo niente...
      Ti consiglierei, prima di parlare di documentarti bene...
      La mia cantina è sempre aperta, Eugenio & soci sono spesso da me e sanno come lavoro...
      Tu, di che cosa parli?

      Illuminaci.

      E non tirare il sasso poi ti nascondi...
      ...perchè di gente che parla senza sapere, ce n'è già troppa...soprattutto in altri lidi...

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    5. Calma ragazzi,
      non ho alluso a nessuna pratica di cantina particolare (anche se permessa), io pensavo solamente alle dimensioni e materiali dei fermentini e dei vasi vinari per l'elevage.
      Il vaso piccolo, barrique e doppia barrique aggiungono tannini e stabilizzano i coloranti per cui si ottengono vini un po' più tannici e più colorati. Vasi vinari grandi, spogliano leggermente il vino.
      I lieviti selvaggi indigeni (nella mia esperienza) danno vini con meno glicerina, certe volte con meno alcool (magari con un po' più di acetica ma che se rimane a livelli sufficentemente bassi, rinfresca il corpo) e qualche asperità in più che di solito "sgrassa" organoletticamente il vino.
      Queste sono le pratiche di cantina cui mi riferisco, sane e lecite e non alludo ad altro.
      Fermo restando che il polso delle uve c'è lo avete voi e sapete come gestirle, non voglio insegnare niente a nessuno, sia mai.
      Tanto meno faccio allusioni sul tuo comportamento in cantina, non mi permetterei mai.
      Io comunque quando tiro i sassi (ma ripeto non è questo il caso), mi assumo le responsabilità, sempre.

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    6. Bah, volevo evitare di rispondere a Gian Paolo.
      Della prima parte non avevo capito granché se non che io ed un certo curatore di una certa guida non capiano nulla di vino. Buffamente dev'essere però lo stesso curatore che premia tutti gli anni 10-11 sangiovese romagnoli.

      Ma m'ero perso la seconda parte.
      Per la seconda parte, intanto per dirne una, è totalmente lecito che chiunque critichi un'opera di architettura. E può essere che nel farlo non dica alcuna cavolata.
      Conosco parecchi architetti somari.
      Ma soprattutto un cristiano ha il sacrosanto diritto di detestare il Neoclassico. Cioè di detestare uno stile. Motivatamente, e senza che nemmeno questa sia una cavolata. E non c'è alcunché da spiegargli o alcunché da fargli capire meglio.
      D'altronde non serve un architetto per criticare un altro architetto. L'autorevolezza della critica, poi, la decideranno altri.
      E la bellezza è un concetto fruibile anche senza essere tecnici. Deve esserlo. Se non lo è, male.


      Poi, io non ho detto che i vini potenti non devono essere buoni. Ho detto, confermo e sottoscrivo, che il sangiovese potente e legnoso non può in alcun modo rappresentare la massima punta raggiungibile da quest'uva. Il sangiovese vive, rispetto ad altre uve, di una certa monotoliticà olfattiva, e alcol e struttura tendono ad accentuarne questo carattere ed a nasconderne le variegature. La leggiadria aromatica, la sfaccettatura del frutto e la definizione al naso saltano fuori soltanto nelle versioni di potenza più misurata.
      Questo, sul Sangiovese. Nessun grande sangiovese che io abbia bevuto sfugge finora a questa legge.
      E quindi questo, capirete, almeno per me ha un valore.
      E non importa se esistano cloni o territori che consentano o non possano evitare l'eccesso di potenza.
      Non è detto che l'eccellenza debba saltare fuori ovunque e comunque.

      Accetto anche l'invito a bere più sangiovese romagnolo, ma temo anche di averne bevuto già tanto, ma tanto, quasi troppo. Quasi certamente più di Gian Paolo, ad esempio.



      Agilulfo

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    7. @ Agilulfo
      Sono certo che tu abbia bevuto tantissimo Sangiovese romagnolo, nessuno lo mette in dubbio...
      Il problema, e non è una novità su come la penso, è che da noi si usano troppi vitigni franzosi in mezzo al Sangiovese; troppo spesso c'è del vino Sangiovese, fatto passare come tale, che di esso non ha solo che un lontano sentore...tanto è invaso da odori e sapori erbacei...
      Troppo spesso chi fa il sangiovese da noi, che non abbiamo nemmeno uno straccio di tradizione, si affida a enologi alchimisti ed affini...
      Troppo spesso chi produce sangiovese in romagna, non ha mai bevuto null'altro che non sia il proprio vino e spesso nemmeno quello...
      Troppo spesso chi fa il sangiovese da noi va dietro alle mode e quindi è sempre un passo indietro (se non 2 o 3)...
      Quando non succedono queste cose salta fuori qualcosa di buono...
      Non faccio nomi, perchè tanto si sa benissimo di chi si sta parlando...
      E il MB '07 risentito anche venerdì sera a Roma ad una serata organizzata dalla condotta di Slow food locale, di legno ne ha davvero poco...adesso...
      L'unica cosa che secondo me fa pensare ad un'ulteriore evoluzione di quel vino, IMHO, è che il colore è ancora perfetto, non dà segni di cedimento, l'acidità è viva e i tannini non sono certo invasivi, anzi sono i tipici tannini del sangiovese, un po' ruvidi e scontrosi, ma di quelli del legno non se ne sente davvero l'intrusione...
      Poi...ogni scarrafone...voi mi intendete.
      Altri fatti:
      il problema dell'alcol e della concentrazione, per chi come me ha le vigne a 155 m slm può essere una cosa normale, bisogna trovare l'equilibrio naturale senza fare diradamenti pesanti, ma stando attenti a non avere poi troppa produzione che fa sì che poi i tannini rimangano verdi etc etc...
      L'importante è che ci sia equilibrio tra maturazione "tecnologica", zuccheri svolgibili, acidità totale e sanità delle uve...
      Il segreto è solo quello, perchè se uno per avere la corretta maturazione fenolica deve avere 28° Brix (16,5% alcol), allora deve pensare di aver fatto una cappella in vigna...indipendentemente dal fatto che l'uva sia sangiovese o no.

      @ Luigi
      Nel MB '07 sono stati usati i Tonneaux (per 1/3 nuovi), quindi niente barrique o doppia barrique. L'uso del legno nuovo, come non i stancherò mai di ripetere, è dovuto al fatto che, partendo da zero, la "bottaia" me la son dovuta fare; e, non fidandomi sempre dei legni usati (barrique di merlot e cabernet con l'acetica mi sono capitate e ho dovuto buttare via tutto) ho comperato i legni nuovi.
      Il discorso lieviti è diverso:
      quando l'alcol svolgibile è elevato, allora per non mandare a culo tutto il lavoro di un anno (arresti di fermentazione con zuccheri alti sono all'ordine del giorno e ---> ac. volatile a go-go) li uso.
      Ma non uso lieviti aromatici o vaccate simili; solo e semplicemente lieviti che trasformino lo zucchero in alcol ma rispettando assolutamente il varietale...
      C'è però da dire che uno potrebbe usare i lieviti migliori del mondo, ma se l'uva è trista...il vino verrà di conseguenza tristo...poche storie...
      In caso di alcol svolgibile inferiore a 14°, allora uso tranquillamente i lieviti indigeni che fermentano senza problemi quelle gradazioni.
      E che non mi si dica che nei tini di fermentazione una volta usato un lievito, quello rimane...perchè se vengono sterilizzati con vapore o NaOH...me lo raccontate poi i lieviti che rimangono...
      E se poi tale vaccata fosse vera, allora, nella mia cantina ci sarebbero solo i lieviti indigeni, visto che è con quelli che i primi anni ho fatto fermentare le mie uve...

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    8. Agilulfo rileggiti quello che ti ho scritto sopra poi quarda il tuo commento. Tu avevi scritto con fare molto naif che i Sangio potenti e legnosi non possono ambire a essere "buoni"...be forse se scrivevi più terra terra con un " PER ME" magari il sottoscritto non ti diceva niente .
      Per quanto riguarda il Sangio ti dico solo che amo profondamente questa uva, tanto che lho piantata anche nella mia vigna- unica tra l'altro nel mio territorio . Poi se vuoi fare a chi ce l'ha più lungo dicendo " ... l'invito a bere più sangiovese romagnolo, ma temo anche di averne bevuto già tanto, ma tanto, quasi troppo. Quasi certamente più di Gian Paolo" accomodati , ma hai sbagliato persona.
      La mia era ed è una difesa per chi come me fa vini non per mezze seghe,fa un sangiovese che lo vorrei fare io, e sopratutto odia chi vuole fare il professore senza sporcarsi le mani.
      "Ho detto, confermo e sottoscrivo, che il sangiovese potente e legnoso non può in alcun modo rappresentare la massima punta raggiungibile da quest'uva."
      Ancora .... scrivi che quello è un tuo parere che è meglio.
      Io ti invito , anche a Luigi , di venirmi a trovare se volete anche al Vinitaly , così magari ci chiariamo e stemperiamo l'aria con un bicchiere di Vino .
      Gian Paolo 3491459612- Podere il Saliceto-

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    9. @Gian Paolo e @Gabriele,
      non ho nessuna animosità nei vostri confronti e infatti ho preso le residue bottiglie di Gabriele e nei prx gg le riassaggerò, spero per confutarmi e non per cercare conferme, perchè io amo sbagliare e ritrattare le mie tesi.
      Per ciò che riguarda Gian Paolo dovrò vedere come procurarmi il suo nettare, e non per cassarlo aprioristicamente ma per provare cose nuove e cercare di crescere.
      Luigi

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    10. Devo scrivere per me?
      Ma cos'è, uno scherzo?
      Per chi parlo, se no?

      E nulla sul merito della questione, nemmeno un rigo. Solo boutade sul personale, fin dall'inizio. "Esci dal guscio", "Vatti a bere questo e quest'altro", "mi ricordi un tizio"...

      Quindi, se dobbiamo essere assiomatici: i sangiovesi potenti e legnosi non possono essere buoni. Ecco, l'ho ridetto, viene facile. A rileggerlo sembra sufficiente, mi pento di avere spiegato perché.


      Agilulfo

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    11. Ehi chi è che ha scritto un commento che sembra una ricetta di Gandalf il grigio del Signore degli Anelli ...? rileggitelo ;allora per essere "assiomatici" quelli che dicono che i sangio potente e legnoso non possono essere buoni non possono essere aperti e capire poco di Sangiovese .Poi se vuoi continuare !

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    12. Ok, mi rendo conto.
      Saluti.

      Agilulfo.

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  5. Perché un sangiovese o, meglio, certi cloni di sangiovese non possono essere potenti (cioè, consistenti e colorati senza trucchi)? Se a te non piace la potenza è un discorso, ma negare ad un uva questa sua possibilità, quando riesce anche ad unire equilibrio, mi pare limitante.
    Sui legni, per anni la Toscana ha imperversato e"barriquato", ha tracciato una linea e tutti dietro a seguire. Ora qualcosa sta cambiando. Direi per fortuna.
    Se per decollare serve la Storia, allora siamo fregati. Dobbiamo aspettare qualche decennio che qualcuno di "autorevole" dica due cose positive sui vini romagnoli, far sedimentare questo parere, aspettare qualche altro anno e poi tirarlo fuori mezzo impolverato e dire "Ecco, vedete cosa scrivevano di noi?". Ma la Storia credo sia qualcosa di più vivo e continuamente intrecciato al presente, non un monolite tombale su qualsiasi evoluzione. La Storia non è un condizionamento dovuto all'immaginario; è chi la legge acriticamente che l'immobilizza e la sradica dal presente. L'immaginario è nella testa di chi crede che basti il nome Barolo per produrre un'eccellenza; la Storia ha solo portato a selezionare quella zona e quell'uva come capace di produrre grandi vini. E la Storia, perdonami, è spesso usata come marketing, come idea che quello che stai bevendo non è solo vino ma secoli di tradizione, un territorio (o un'idea di territorio), una selezione naturale nei secoli, anche se le vigne sono ultramoderne e i contadini sono un po' meno contadini e il vino è così così. Oppure è straordinario, e allora bisogna rimanere sul bicchiere. Ma questa è tutta un'altra Storia.

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  6. Eh,
    avevo scritto un intervento come 2ndo commento, ma non so perchè la rete non me l'ha preso.
    Dunque ribadisco che un po' Eugenio è di parte :)
    PERO'...
    Questa sera mi sono portato a casa una boccia di Percarlo '06...l'avevo sentito al Vinitaly appena uscito e poi ribevito un'altra volta con più calma...
    Beh, a parte che è un gran vino (e vorrei farne io di Sangiovese così...) però non è certo un vinellino sottilino esilino...anzi, la sua bella dose di legno, di estrazione di tannini e di maturità fenolica ce l'ha eccome!!!
    Certo...si potrà dire che sarà al Top fra 7/10 anni...
    E allora, visto che di Storia non ne abbiamo, allora diamo tempo al vino...ritroviamoci fra 7 o 10 anni e ribeviamo il Monte Brullo '07...chissà che non ci possano essere sorprese...tanto più che il legno non si sentirà più e i tannini saranno completamente polimerizzati...

    Comunque Eugenio, essere messo vicino al Fontalloro, che è uno dei pilastri dell'enologia italiana, è un onore grandissimo!!
    Ciao

    G.

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  7. E beh, ma un attimo.
    Non stiamo parlando delle vette raggiungibili da un'uva?
    Monte Brullo 2007 è piaciuto anche a me.
    Intanto quindi per me non è -issimo.
    E' buono, ha acidità che lo sorregge, non è maturo fino al marmellatoso, ha pienezza e non chiude amaro come capita sovente da queste parti.
    E però, e però se fosse stato un po' meno estratto e avesse avuto un po' meno alcol, sarebbe stato più buono ancora. Tutto lì. Ecco, se fosse stato un po' meno, mica tanto, solo un po' meno...sarebbe stato di più. Per me, ça va sans dire.

    E Fontalloro è un vino perfettamente descritto da Eugenio, almeno nei primi anni davvero scorbutico e raspante, io ad esempio gli preferisco quasi costantemente Rancia. Dunque non mi pare affatto un'eresia che oggi possa uscire meglio Monte Brullo da un confronto, però trarre da questo conclusioni e derivazioni generali sulle massime vette raggiungibili dal sangiovese e dove, mi pare un azzardo.


    Agilulfo

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  8. @ Agilulfo
    Sono d'accordo, nel MB '07, l'alcol è un po' "di là"...però ha l'acidità che, come facevi notare tu, è ben presente e sorregge tutto il vino che senza, sarebbe di una piattezza assoluta...
    Io sono convinto che sia un vino che abbia bisogno di tempo e secondo me, fra qualche anno, si avrà una piacevole sorpresa...chissà che anche in Romagna...

    A proposito di Sangiovesi "troppo", facevo l'esempio del Percarlo, qual è stata l'ultima volta che lo hai bevuto? E quale annata?
    Premettendo che a me è il Sangiovese 100% che mi piace di più tra quelli fatti nel Ch. Classico...
    Ben più di Cepparello, Flaccianello etc etc

    Ciao

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  9. Intanto scusate il ritardo nella risposta ma sono state, diciamo, giornate convulse.
    @Agilulfo: mi fa piacere che Monte Brullo ti piaccia e non discuto assolutamente i tuoi gusti che, mi pare di capire, vanno verso una certa esilità. Però un vino come questo 2007 a ridurlo in concentrazione (ergo alcool) sarebbe diventato uno dei 100, avrebbe significato probabilmente raccoglierlo non maturo e tutte le conseguenze del caso. Quella terra, se la si vuole lavorare in qualità come fa Succi, produce vini potenti. Quella terra unita all'idea di un viticoltore che pensa che raccogliere l'uva matura sia meglio che non matura. E' quella la sua espressione. E' il suo estratto masticabile (che a me pare continuare ad essere una qualità, faticosa da ottenere in lavoro e in rischi di ogni genere). Estratto che deriva solo dall'uva, e questa si avverte nel vino e mi pare una linea di demarcazione profonda al giorno d'oggi, in mezzo a tanti prodotti senza peso specifico, che metti nel naso e in bocca e ti chiedi "Si, ma l'uva dov'è?".
    Sulle vette raggiungibili dal Sangiovese, beh, è tutto un work in progress, dei viticoltori e di noi che assaggiamo. E che segnaliamo quando delle espressioni ci sembrano andarci vicino che sia in Toscana o in Romagna, ovunque, quando i tanti parametri di giudizio puntano l'indicatore sempre più vicino ad un utopico (?) 100/100.
    @Gabriele: al di là di qualsiasi giudizio sui tuoi vini, un fattore importante è che tu bevi tanto. Nel senso che assaggi (ovvio)sia i vini degli altri che i tuoi (e la cosa non è banale, cerchi di tenerli monitorati sia in cantina che nelle vecchie annate). Cerchi di informarti e coltivi il dubbio (a volte anche troppo). Questa è una delle tue forze.

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  10. Per Gabriele,
    l'ultima annata di Percarlo che ho assaggiato è il 2004. Il 2006 non l'ho sentito.
    In realtà io ci trovo costantemente troppo legno in Percarlo.
    L'ultima annata che ho seguito bene è il 2001, perché all'uscita mi era piaciuto molto e ne ho comprato, poi però ha fatto un po' quello che a me pare che a te stia facendo il 2006. Si è inscurito, la vaniglia ha coperto e confuso il frutto e...non lo so...il vino ha perso trasparenza.
    Certo, c'è chi dice che va aspettato anni e aperto un giorno prima...però siccome costa come Pergole, io compro Pergole.

    Per Eugenio
    Beato te, io vicino ai 100/100 ancora ci devo passare.

    Agilulfo

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  11. Il Monte Brullo è buonissimo,carnoso pieno e godurioso,poi ognuno ha il suo gusto personale,ad Imola a metà gennaio hanno fatto una due giorni di sangiovese,il Fontalloro non mi è piaciuto ho Trovato un ottimo chianti Castello di Monsanto 07,presto organizziamo serata ssngiovese.Ciao Ivano

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  12. @Agilulfo: difatti 100/100 è, come dico, utopico. Però mi è capitato di bere vini che in quel momento, in quella congiunzione astrale di gusto personale e stato del vino e momento storico, mi hanno fatto pensare ad una bevanda che avrei voluto continuare a bere fino alla fine dei miei giorni, qualcosa di vicino alla soglia della perfezione. In quel momento, ribadisco.
    @Ivano: va bene, facciamoci del male, buttiamoci sul Sangiovese :)

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  13. Mi permetto di intromettermi dicendo che del Monte Brullo 07 ho una pessima memoria, vino cosi lontano dall'equilibrio che anche l'idea di un ulteriore affinamento gli.potesse giovare nn mi è balenata in mente. Amaro x i tannini esorbitanti, bruciante e tostato da piagare le.mucose. Non c'era nessuna nobilta del sangiovese.

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  14. E questo chiude il cerchio sul relativismo nel vino.
    Quanto tempo fa lo hai bevuto, per curiosità?


    Agilulfo

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  15. Bevuto un mesetto fa, bottiglie in cantina da dieci mesi, assaggiato pure il prima luce che era la fotocopia del MB tannini sovraestratti e corti e amari, alcool scombinato e pungente, resinoso. Una brutta esperienza. Forse sono abituato a corpi più magri e asciutti, forse.

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  16. @Luigi Fracchia: un parere è sempre più che ben accetto. La tua (rispettabilissima) descrizione del Montebrullo 07 si allontana discretamente dalle decine di assaggi fatti. Perché un equilibrio c'è, un equilibrio su parametri alti, dove la consistenza (quindi l'estratto e l'alcool) tamponano e reggono dei tannini non così esorbitanti (aggettivo che mi viene in mente,ad es, per certi Terre Di Lavoro o Taurasi di Caggiano); il bruciante e tostato legnoso si avvertono sicuramente e ne limitano l'espansività ma le mucose sopravvivono. La nobiltà è un concetto per me in divenire, il Sangiovese può produrre vini più rarefatti (che forse apprezzi di più) ma può anche produrre dei Super-Tuscans (forse il riferimento più vicino al Montebrullo), una "razza" oggi vituperata da una parte della critica ma che qualcosa di buono produce. Insomma, l'uva Sangiovese raccolta matura può produrre anche questo. Miseria o nobiltà?
    @Agilulfo: chiude il cerchio nel senso che adesso sappiamo che esiste un relativismo? Che esistono opinioni diverse e percezioni di prodotti mutanti da parte di esseri mutanti? Il relativismo non è opinionismo, ma una spinta a percepire le differenze sostanziali tra persone e idee e uno stimolo ad adottare un linguaggio il più preciso possibile, un dizionario comune nel quale ritrovarsi e far percepire un'idea. Chessò, quando si dice "vino elegante" a cosa ci si riferisce?

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  17. Nonò, era una battuta.
    C'eri tu, a cui Monte Brullo piace da 95, poi io, che vedo Monte Brullo come un vino da 85. Ora è arrivato Luigi, che lo trova un vino da 75. Chiuso il cerchio.

    Elegante è senz'altro un termine che funziona soltanto con chi si beve abitualmente. Diversamente serve a poco.

    Agilulfo

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    1. Questo è vero, un crollo stile Dow Jones :)... Anche se, per onestà, io con Monte Brullo non arrivo a 95 ma sui 90.
      Lo so che era una battuta, ma il relativismo è sempre un argomento interessante, anche troppo per una mia breve risposta. Nel senso che in questa montante onda di blog, siti, social-opinionist, mi chiedo cos'è che rende un parere "autorevole" (parolaccia), quand'è che un'opinione su un vino diventa rilevante, interessante, capace di smuovere il lettore; quand'è che un "consiglio per gli acquisti" diventa tale, quando si instaura una sorta di fiducia verso un degustatore. E mi pare che una cosa importante sia il linguaggio capace di riportarmi sensazioni e parametri comprensibili, non fumosi (si, a leggere "elegante" spesso si capisce poco, oppure ogni lettore gli da il significato che vuole). Uno si fidelizza (mamma, altro termine orrendo, oggi va così) ad un critico/degustatore se capisce i suoi gusti, se ci trova una coerenza e un'onestà intellettuale. E non è solo questione di aver assaggiato 1 milione o 10 bottiglie. Luca Maroni (chiedo perdono) pur nel parossismo attuale delle sue guide, era così: intelleggibile.

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  18. @ Luigi Fracchia
    Cosa intendi per vini magri e asciutti?
    Perchè lì, in quei due vini che mi hai stroncato, capita eh...
    ...per fortuna fin'ora sei stato l'unico...
    ...dicevo...
    ...lì in quei vini di zuccheri non c'è nemmeno l'ombra...

    E comunque non mi torna qualcosa perchè per dirla alla Vinogodi (non esattamente l'ultimo in fatto di bere del vino):

    "La valutazione di un vino da parte di 2 persone, non può superare un certo delta, altrimenti, scusassero, uno dei due non ci ha capito un cazzo di quel vino..."

    E a proposito di Vinogodi, qui parla proprio del vino in questione...

    http://forum.gamberorosso.it/viewtopic.php?p=1048229&sid=4d8afe4f6808642bc82e92395d88a788#p1048229

    "Monte Brullo una sorpresa. Sangiovese tutt'altro che banale strutturalmente, legnetto appena accennato e una affascinante affumicatura. OK la terra e la violona..."

    ...mah...

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  19. @ Eugenio
    ...da notare che Mr. Fracchia ha bevuto il Prima Luce 2007...
    Forse il miglior vino che ho mai fatto...

    Era piaciuto perfino a Giorgino...

    ...ri-mah....

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  20. Caro Gabriele,
    non capirò un cazzo del tuo vino nè di vino in generale.
    E qui chiudo, visto che non è blog su cui si può parlare senza essere aggrediti.

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    1. Eh no,
      io non ho scritto che non capisci niente te...
      ...santa pazienza, leggi bene; ho scritto che uno dei due (te o eugenio) non ci ha capito un cazzo...
      Mi dispiace che tu l'abbia presa così...io non ho aggredito nessuno eh...

      Ciao.

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    2. Chiedo scusa ma leggo solo adesso. Parlare di aggressioni mi pare una vera esagerazione. Tu parli di un vino (anzi, 2, Monte Brullo e Prima Luce 2007) che dalla breve descrizione sono tra le cose meno edibili in circolazione e cerco di capire cosa ti abbia portato a simili (ripeto, assolutamente leciti) giudizi in cui faccio fatica a ritrovare una realtà nel bicchiere (a dire il vero, non sei l'unico, ricordo parole simili in un commento su Intravino). Il produttore mooolto accorato risponde di non trovare nessuna corrispondenza in simili descrizioni (proprio nello specifico descrittivo) e che piace a tanti e che quindi qualcuno non ne capisce tanto (anzi, dice "un cazzo" e forse il termine ti offende). Tu qui chiudi e dici che è impossibile confrontarsi. Tutto questo avviene in un contenitore che è il mio blog (e che funziona tranquillamente da qualche anno discutendo anche in maniera accesa) che tu definisci come infrequentabile. Fai come vuoi, ma se le cose si scaldano un po' e non trascendono, penso si possa arrivare a discutere con franchezza e interesse di quello che ci interessa: il vino.

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    3. Luigi non fare così torna a giocare con noi !!:)
      Magari non la pensiamo come te ,ma ti ascoltiamo lo stesso .Secondo me l'unica è ritrovarsi e bere insieme ottime bottiglie di vino ...io porto il monte brullo 07 ,tu quella che vuoi eugenio un'altra , gabriele un'altra ancora ,agilulfo un'altra ancora e poi ne parliamo insieme.Io mi offro di ospitarvi. decidete la data .

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  21. Beh, Gabriele,
    quello che però appare evidente è che la frase sul delta che hai riportato o è una boutade e allora ci può stare, oppure è una sciocchezza. Ma enorme. L’avesse detta anche il papa.

    Non è applicabile, sostenibile, difendibile né dal punto di vista della logica formale, né da quello della concezione filosofica. Né in via teorica, né pragmatica.
    Appena applichi un valore a quel delta tutto si incarta come il nodo gordiano.

    Per iniziare, poiché non è noto il valore da cui partire per applicare il delta, occorrerebbe un delta di partenza. Un delta del delta.
    Poi se chiamiamo, per dire, 5 il delta, sarà 5 a salire e 5 a scendere. E siamo a 10.
    Mettiamo quindi, sempre per dire, che l’intervallo sia 85-95 (in realtà non può essere, manca già il primo delta, ma è per ragionare in modo semplice, via).
    Qualcuno che desse a quel vino 85 sarebbe nel delta e avrebbe lecitamente applicato il proprio delta soggettivo. Chi invece avesse dato 84, non ci avrebbe capito un cazzo (cit.). E già questo non sta né in cielo, né in terra.
    Ma soprattutto questo nega l’unica ipotesi che si era fatta. Cioè che il delta fosse 5. Infatti fra 85 ed 84, cioè fra capire e non capire, il delta è 1.
    E questo, ahimè, non è possibile.
    Serve allora un altro delta: il delta del delta del delta.
    Arrivati ad 85 occorre dunque una terra di nessuno fino ad 80, che finalmente dista 5 dal voto dall’ultimo che ci capisce. E fra 100 e 79 stiamo già abbondantemente nell’insussistenza del tutto.
    Quindi insomma, dai, è una roba da ridere quella frase lì.

    Agilulfo

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  22. Agilulfo,
    continuo a non capire...
    Secondo me tra il giudizio di Eugenio e quello di Luigi Fraccchia ci sta di mezzo il mare...
    Ma anche fra il tuo e quello di Fracchia...
    La frase di Vinogodi può essere una fregnaccia da presa per il culo, oppure no...dipende...
    ...secondo me quando ci sono 10 punti di differenza fra un giudizio di una persona ed un'altra...uno dei due non ci ha capito un cazzo (cit.)...
    ...oppure tutti e due...
    E si badi bene, che non ho scritto che è Fracchia a non capire...la frase è emblematica...
    ..."UNO DEI DUE"...

    Non so come spiegarmi...

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  23. Ecco, secondo me questa cosa dei dieci punti non è sostenibile. Credo di aver dimostrato il perché.

    Il problema del giudizio del vino è atavico e non lo si risolverà, ma non mi era mai capitato di sentire che uno ne capisce se sta dentro un certo delta.


    Agilulfo

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  24. Agilulfo,
    non è che uno ne capisce se sta dentro un certo delta...
    in sostanza, quando c'è grossa differenza di giudizio su un vino, secondo quanto scritto da Vinogodi, qualcosa non funziona...uno che lo ha compreso e uno no...
    Indipendentemente dal delta che è una cosa assolutamente estemporanea.

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  25. Ciao, complimenti per il bellissimo blog. Se vuoi scoprire i dolci

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    ciao

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