domenica 20 marzo 2011

L'ALBANA DI UNA NUOVA ERA: VIGNE DEI BOSCHI IN 5 MOSSE



"Il gioco degli scacchi è lo sport più violento che esista"
Gary Kasparov.


"Il più grande condottiero è colui che vince senza combattere"
il generale Sunzi (da "L'Arte della Guerra").


Ora vi racconto come Paolo Babini ci ha dato scacco matto in 5 mosse.
E' successo una serata di marzo, in una Forlì con ancora residui di neve carbonizzata dallo smog, davanti a cinque bicchieri e dentro al Don Abbondio
Assaggiare dei vini in sequenza (e, in particolare, in verticale) è spesso una cerimonia, una danza Maori prima dello scontro. A volte una partita a scacchi. C'è una ritualità quasi guerreggiante in certi attimi, un silenzio pre-battaglia. Sei tu davanti a dei bicchieri e aspetti di fare la mossa. Li annusi. Ripassi mentalmente delle cose. Fai girare i bicchieri e resetti le cose che ti sei ripassato prima e ne pensi delle altre. Bevi. Inizia lo scontro.
E' come leggere un libro, magari un libro che conosci già e che pensi di conoscere bene, in profondità. E ne lisci la copertina, sfogli velocemente le pagine col pollice, instauri un contatto fisico. E inizi a leggere. E, di colpo, ti sembra di non sapere più niente. O, meglio, ti sembra che tutto quello che sapevi in realtà era solo la preparazione verso una conoscenza più grande. Ancora più in profondità. L'innescarsi di cortocircuiti mentali. Illuminazione pura, la formazione di una nuova struttura di pensiero, il tuo pensiero. Quelle pagine che già conoscevi, ora hanno un nuovo significato, sono altro, sono la somma delle tue nuove esperienze e conoscenze, vengono innervate da ciò che sai (o pensi di sapere) ora. Sono vive, ti rendi conto. E ti cambiano.
Questo se sei fortunato e abbastanza recettivo. 
E capita nella alta e nella bassa letteratura. Capita più spesso nella alta, ma non c'è un rapporto consequenziale così diretto. Può funzionare per te un giallo di Simenon, o una sophisticated comedy alla Somerset Maughan. Oppure l'infinito gorgo di Proust. 
E quando sei fortunato, hai bisogno di Proust. E lo incontri. E lo scontro assume altre forme. La battaglia diventa apprendimento, diviene un esercizio che ti rende migliore. 
Lo so. Alla fine si parla di assaggiare una bevanda e di dire buono-nobuono. Ma sempre di confronto si tratta. Confronto di esperienze e gusto. Un intreccio che non si esaurisce solo nel liquido in bocca e tannini e viola mammola e acidità. Ma innesca altro. Come il perdere le parole e ritrovarle in Veronelli (lui davvero il nostro "Miglior fabbro"): che "la gastronomia è l'atto del giudizio che separa, attraverso l'esperienza del gusto, il materialmente buono dal cattivo"; che "Il vino è il canto della terra verso il cielo".




Ora. Ero io di fronte a 5 bicchieri di Albana Monterè di Vigne Dei Boschi, la premiata (nota 1) ditta di Paolo Babini e Katia Alpi. Per parlare dei loro vini bisogna sempre iniziare dalla terra. Che è esposta a nord-est in terreno bianco calcareo, a Brisighella. La quale Brisighella si sta dimostrando sempre più come una cava aurifera riguardo la viticoltura (nota 2). E poi parlare del vigneto: piante di oltre 40 anni, grande variabilità clonale, assoluta disciplina biodinamica. E poi dell'affinamento: barriques di Allier di 2° o 3° passaggio. E poi arrivare al vino. No. Al contenitore del vino. Solo magnum. E adesso il vino.


Prima pagina da I Commentari di Paolo e Katia
(N.B.: Babini, che non è esattamente un precisino in certe cose, aveva anche fatto i compiti a casa preparando due fogli per tutti con i commentari per ogni annata: andamento climatico, vendemmia, vinificazione. Anche se dietro temo ci sia lo zampino di Katia).




Monterè 2002: uno schifo d'annata. Si raccolgono solo Albana (il 15 e 16 settembre) e Malbo. Vinificazione in bianco e fermentazione per circa 2 mesi. Poi affinamento di 12 mesi. Paolo l'ha sempre sostenuta tanto. E non solo per amore verso una figlia sventurata. Assaggiata diverse volte, è sempre parso un buon prodotto a cui mancava quel qualcosa per entrare nell'eccellenza. Ecco, quel qualcosa è apparso. Sin dalla mescita, è parsa subito in gran forma. Un vino allineato con l'annata rigida. Allineato ma non pedissequo. Di una solidità sorprendente. Statuaria nell'espressione aromatica molto deutsche. Minerale, idrocarburica. E un sottofondo dolce, quasi inavvertibile, a sostenerne l'acidità. Imperturbabile nel corso della serata, mai un cedimento, un'indizio di decadenza. La grande forza dell'equilibrio. Con i capelli biondi e gli occhi azzurri. 91/100.

Dietro a dei grandi bicchieri, c'è sempre un grande viticoltore


Monterè 2003: vai te a mettere il destino. Seconda annata prodotta e condizioni ribaltate. Si raccoglie alla fine d'agosto, si vinifica in bianco e 3 mesi di fermentazione e 10 di affinamento. Tutta la forza calorica dell'annata (che ha prodotto degli strepitosi Settepievi e Neroselva, il Pinot Nero), si distilla in un vino insolitamente tecnico. Tutto pare avvolto in una bolla che ne media gli odori e il sapore, li controlla e opacizza. Sensazioni laccate, plastiche. Alcool esuberante ma non pungente. Si viaggia su registri alti in consistenza. E anche l'equilibrio è discreto. Solo che il rigore della 2002 qui diventa rigidità. E con l'aria il quadro inizia ad accennare dei principi di ossidazione. Buona ma normale, troppo normale per un Babini. 86/100.


Monterè 2004: 3° anno e il meteo fa tutte le cose per benino. Uva raccolta il 20 settembre e vinificata con macerazione sulle bucce per 7 giorni. 18 mesi di barrique. Che dire. Il ben di Dio offerto dalle condizioni climatiche trova un suo compimento nel lavoro dell'uomo. Sinergia è la parola. Tutti i 2004 prodotti da Vigne Dei Boschi sono eccellenze. Difficile trovare un battaglione composto da rossi come Settepievi o Neroselva o Poggio Tura; di bianchi come il 16 Anime (Riesling solo in limitatissimi e spaziali magnum) o Selva Dei Lupi (un Pagadebit macerato sulle bucce). E il Monterè, ovvio, non è da meno. Un sovra-varietale maestoso, dove la base di partenza (l'uva Albana) è solo la fionda verso sensazioni nuove. Un viaggio tra Oslavja e Oriente, tra dolcezza e nervature acido-tanniche. Lo spettro aromatico è una ruota di pavone. Spezie, frutta, fiori, miele. Nulla di eccedente, niente che coli dal quadro. Come se il frutto di un action painting fosse un ritratto tizianesco. Nessuno nota macerativa sopra le righe, niente di troppo orange. Solo consistenza ed equilibrio e integrità al top. Nulla di eccedente se non la beva. Una magnum monoporzione. Lisergica. 95/100.


Monterè 2005: "Primavera precoce, calda e soleggiata (...) svolgimento anticipato di tutte le fasi fenologiche" dice. Poi pioggia a settembre e raccolta ad ottobre di uve intaccate dalla muffa (che nel commentario babiniano è seguito dalla parola nobile e da un ?). Vinificata in bianco, 6 mesi di fermentazione e 10 mesi di affinamento in barrique. Annata problematica e vino problematico. Intanto il colore: il più scuro, mattonato. E olfattivamente è quello più cangiante nel corso della serata, da una fase scomposta all'apertura ad un compattamento con note decadenti di un discreto fascino, per andare verso una più decisa ossidazione. Marcato verso una nota dolce però decisamente più scomposta rispetto alla 2004. Anche in bocca viaggia a diverse velocità: ingresso potente e grasso, poi inizia ad annacquarsi e a bucarsi, e il finale scopre il frutto appassito. 85/100.


Monterè 2006: cosa mancava al circo climatico della storia di questo vino? La grandine. Ed eccola puntuale a fine luglio 2006. Poi la stagione regolare sistema un po' le cose ritardandone solo la raccolta (primi di ottobre). 5 giorni di macerazione sulle bucce e 18 mesi in barrique. E' l'Albana più Albana del lotto. Nel senso che se ne ritrovano molte delle caratteristiche olfattive a cui ci hanno abituato tanti prodotti. Quegli odori bucciosi, la mela con un cenno d'ossidazione, una certa forza alcolica. Rientrando in dati canoni, la visione globale è quella di una maggior compostezza. Si abbassano i parametri per cercare una maggior coesione. Che c'è, è avvertibile in ogni fase della degustazione. Ma, vien da sé, perde di vigore, si avvia verso qualcosa di più ordinario. Per il resto, la macchina è oliata e va che è una meraviglia, lo stile di Babini va sempre verso una piacevolezza di beva assecondando l'annata. Un grande Colonnello perché mica tutti gli anni nascono dei Generali. 88/100.




Nota 1: negli ultimi anni hanno infilzato come tordi quasi ogni tipo di premio ufficiale, dai 3 bicchieri gambereschi col Poggio Tura 2005 ai 18/20 col Riesling 16anime 2008 alla chiocciola Slow Wine. E anche nel nostro internet quotidiano ci sono prese di posizione indiscutibili. E questo è bene. Per il resto, da tempo la loro fama è cresciuta nel pissipissibaobao (o rumore di sottofondo che diventa voce tonante) tra appassionati, i quali roteano gli occhi come posseduti ad ogni assaggio dei loro vini generando un irrefrenabile impulso all'acquisto e assunzione di ogni loro cuvèe.
Nota 2: ne ha fatto menzione Babini stesso in un commento sulla serata dei Trebbiani: è in atto una zonazione vinicola del territorio, un progetto condotto con estrema serietà e rigore attraverso dei comparti universitari (Attilio Scienza mi pare sia il coordinatore). Prove di vinificazione su terreni diversi, ricerca dei cloni etc. Ed è un progetto di cui mi ha parlato diverse volte (facendomi assaggiare le varie prove), un progetto che cerca di mettere (per quanto è possibile) le chiacchiere a zero, facendo parlare i dati e il bicchiere. Inutile sottolinearne l'importanza.

34 commenti:

  1. 95/100 per un'albana? fatico a pensare ad un voto del genere per quella tipologia di vino, pur con tutta la stima che ho di Babini.

    Slarol

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  2. Pensa che c'è anche qualcuno che dà 99/100 a dei Sangiovesi... Apart the jokes (ndt: a parte gli scherzi), il 2004 è un vino che ho assaggiato anta-volte e che per me li vale tutti quel votaccio, al di là della stima per Babini. E' anche il bello dei voti, una presa di posizione precisa, cristallina. L'approccio critico per me funziona così: bevo un vino e il primo impatto è emotivo, è un letterale lasciarsi trasportare dalla pura emozione, un lasciarsi trascinare dalle prime ondate sensoriali. Mi piace, non mi piace, mi piace "però". Poi inizia il tornarci sopra, la scomposizione delle sensazioni e il tentativo di "capire" il perché. E poi inizia il tentativo di verbalizzazione della cosa, la codifica delle sensazioni per trasmetterle agli altri e far capire il più oggettivamente possibile com'è fatto quel vino. Ecco, io vorrei spiegare perché un vino è buono, cosa lo rende per me tale. Impostare una base dalla quale partire. Un bravo critico deve essere limpido nei giudizi, il più possibile uniforme; e chi lo legge deve essere sempre in grado di capire i perché e percome. Per questo, ad es, del Gambero faccio fatica a capire l'approccio. E in Masnaghetti (che stimo moltissimo) a volte è poco chiara l'espressione critica, se ne possono percepire i gusti ma poi questi vengono espressi in una forbice troppo schiacciata, adora un vino e poi gli dà 90/100, percepisci che una cosa non lo convince fino in fondo e poi leggi 89/100. Questo non significa che 95/100 ad un'albana sia una provocazione. E' il voto "reale" nella mia scala di piacevolezza di un prodotto, di un vino consistente ed equilibrato, dall'ampiezza olfattiva larghissima. Qualcosa di vicino ai miei vertici gustativi. E, francamente, me ne frego se sia Albana o Grignolino o Trebbiano o Nebbiolo. Per me si resta nel bicchiere e meno nell'etichetta. Altrimenti tutto sarebbe già scritto.

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  3. Beh, 99 ad un sangiovese potrebbe anche non essere un voto peregrino. Se parliamo di Soldera 83, o Pergole Riserva 90 o anche Biondi Santi 55. Certo è che per dare dei 99 bisogna prima aver bevuto tutto lo scibile umano, altrimenti mi pare un voto da tenere in saccoccia. Ma di certo il sangiovese è un’uva con quattro quarti di nobiltà. Non tutte le uve lo sono. Anzi, lo sono poche uve. E dire di preferire il Barolo al Lambrusco non significa bere etichette. Né serve per saperlo bere tutti i Lambrusco del mondo e tutti i Barolo del mondo. Semplicemente il Lambrusco ha dei limiti, genetici, strutturali, chiamiamoli come vogliamo. E non prenderà mai 95 punti. Sarebbero una anomalia. Con ogni probabilità un’anomalia del degustatore. Non è tutto già scritto, ma qualcosa è scritto.
    Insomma, di nuovo la storia e la memoria hanno un peso. Producono e hanno già prodotto una gerarchia che non è affatto potere dell’etichetta. I bianchi di Borgogna non sono diventati i vini bianchi più famosi del mondo per un caso di fortunate coincidenze. Lo sono diventati perché quelli buoni in genere sono incredibilmente più buoni di qualunque altro vino bianco del pianeta. E’ questa superiorità soggettiva si è storicizzata, se fosse stata fittizia questo non sarebbe accaduto. 95 punti sono un numero che ti proietta nei grandi vini bianchi del mondo, e fatico anch’io a vederlo su un’albana. Soprattutto perché l’ho bevuta e le ho dato 84.

    Agilulfo

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  4. Massì, ironizzavo su voti e vitigni. Mica son talebano, per me va bene anche un 110/100 ad un Barolo del 1930 :).
    Andiamo con ordine. Non credo che uno debba aver bevuto tutto lo scibile umano per dare un 99. Bevuto tanto si, bevuto di ogni nei limiti del possibile; insomma, parametrizzarsi, mettere un'asticella. Personalmente metto ogni goccia di stipendio nel vino ed entro il 2020 vorrei aver bevuto ogni singolo vino prodotto nel pianeta. Il voto, poi, è la fotografia di un momento, per chiunque (da Parker a Cippalippa). E' l'inserire nel proprio database quel vino in quel momento e dargli una collocazione. E spiegare il perché di tale collocazione. Quando Luca Maroni (ti prego, non inorridire e continua a leggere) tolse un po' di muffa al mondo della critica enologica, propose un metodo che arrivava a spiegare con chiarezza i perché e percome, andava diretto nel bicchiere ed esprimeva dei giudizi. Ad es. un Cannellino di Frascati poteva prendere 90/100 per la sua integrità assoluta perdendo qualcosa in consistenza. E magari uno se ne fregava dell'integrità e quello non era il suo vino. Comunque capivi di che si parlava.
    Con questo non si vogliono annullare le differenze genetiche e la Storia. Sono molto importanti ed esercitano fascinazioni. Però sono altro dal bicchiere. Le etichette non sono dei ghetti per alcuni e delle incoronazioni per altri. E l'Albana è un vitigno di serie B e lo Chardonnay in Borgogna è da Champions? Perché? Storia? Genetica? Grandi vinificatori? E' come ammettere per diritto regale il Real Madrid in ogni Champions. Mentre io credo che debba meritarselo ogni volta. Insomma, abbiamo tutti i nostri santini; ma il modo migliore per onorarli è metterli in discussione continuamente.
    P:S:: Non so perché, mi sentivo che la 2004 ti sarebbe piaciuta il giusto. Alla prossima porta un tuo 95/100 e sfoderiamo i bicchieri.

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  5. No, aspetta, io mica ho detto che non è legittimo. Lo è eccome. E' una visione estetica. Però ecco non credo che la nouvelle vague dell'albana non eserciti fascinazioni pari a quella che c'è per i "grandi classici". C'è oggi una sorta di controfascinazione della diversità a tutti i costi che mica capisco tanto bene.
    Io, per quello che ho bevuto io, per la visione estetica del vino che ho io, lo trovo strano, ma illegittimo di certo no.

    A.

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  6. Assolutamente. Non avevo inteso il tuo intervento come delegittimazione di un gusto ma una rispettosa presa di distanza. E' possibile che ci sia in alcuni una "controfascinazione della diversità" ma la mia aspirazione sarebbe essere oltre a tutto ciò. E cioè indicare cosa è buono per me e perché, che siano dei classici o delle realtà emergenti. O che siano dei "classici" gustativamente (come certi bianchi di Borgogna o altoatesini o dei Cervaro o quant'altro) o degli "emergenti" (tutta la covata dei maceratori e/o naturisti). La materia è complessa e bisognerebbe andare nello specifico; per rimanere sul tema del post, nel Monterè 2004 non ho avvertito nulla di distorto o forzato,l'ho trovato un vino di grande equilibrio (tendenza dolce ma zero stucchevolezza) e di ottimale impostazione aromatica. L'ho trovato densissimo senza pesantezze. Quindi "classicamente" buono. E l'ho trovato nella scia delle mie ultime bevute d'eccezione. Come i Radikon 2004 o il Pinot Grigio 2006 de La Castellada. Tutto qui.

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  7. Sìsì, ma infatti. Resta un confronto estetico. Nulla si può.
    La questione dello scibile umano era un'iperbole, ovviamente.
    Mi chiedevo solo se il paragone calcistico facesse più pro alla mia o alla tua idea. Perché la realtà è che il Real Madrid partecipa alla champions ininterrottamente, che so, da 30 anni? E senza diritti regali.
    E non è per questo ragionevole aspettarsi che ci sarà anche l'anno prossimo senza che questa sia una consecutio azzardata? Se poi un anno non accadrà, sarà come il 2006 per la Borgogna bianca, in cui non se ne trova uno decente.
    Io ho capito che talvolta può pure saltar fuori il Nottingham Forest, ma resta un evento statisticamente sporadico. E ce l'ho pure in mente un Nottingham Forest: Vintage Tunina 83, vino immenso e mai più ripetuto.

    A.

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  8. Sia ben chiaro che non avevo alcuna intenzione di mettere in dubbio le tue capacità di degustatore, essendo il primo che pensa che ci sia poco di più soggettivo del vino, al di là di ciò che dice Maroni. Solo che per me 95/100 rappresenta l'eccellenza assoluta di un vino, è un voto che ultimamente mi è capitato di dare al Pergole ris.90 o Falletto ris.96, vini che lottano alla pari con i più blasonati francesi. Quindi per MIO gusto trovo difficile che un'albana di romagna ci si possa anche solo avvicinare. Tutto qui.

    Slarol

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  9. @Agi: i paragoni col calcio o con le donne fanno solo casino (e spesso schifo, lo so). Dico solo che evviva il fascino e l'etichetta e quello che vuoi, ma dal bicchiere si parte tutti da zero. E non capisco lo stupore o i dubbi su grandi vini e produttori fuori dalle grandi zone. E il Vintage Tunina è uno dei vini d'Italia più famosi nel mondo per cui diciamo che è una ex-grande in declino (una Juventus, va', e lo dico con una lacrimuccia).
    @Slarol: no offence, my friend, come dicono gli angli. Per me Monteré alla cieca ci sta coi grandi. Falletto 96 mi manca e provvederò . Pergole ris. 90 fu bevuto qualche anno fa e mica mi fece impazzire: bella impostazione ma sottile come un foglio e decadente. Risentirò. Ma quano mi fai spendere tu???:)

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  10. Pergole 90 sottile? Pergole 90 è un vino immenso e con una delle bocche più succose che abbia mai sentito.
    Riguardo l'albana di Vigne dei Boschi, con tutto il rispetto per la passione e l'abilità di Babini, rimane a mio parere un vino discreto a cui non mi sento di dare più di 88 punti nella sua migliore espressione, che ho trovato essere il 2006. Alla cieca forse avrei dato anche meno.
    Il terroir? Come si può parlare di terroir quando anche nella stessa annata bevi un vino oggi che è il contrario di quello bevuto ieri? Tu bevendo alla cieca le annate della degustazione avresti detto che quello era lo stesso vino? O che quello non poteva che essere l'albana fatta in quel posto lì da quel produttore lì?

    Rudy

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  11. Quindi Pergole 90 è un vino estrattivo?
    E poi. Terroir si. Terroir no. Ancora. Una vigna d'Albana di 40 anni vinificata da un bravo vignaiolo non fa un terroir? Non capisco questa ossessione "terroiristica". In una verticale non mi interessano gare di riconoscimento. Mi interessa che i vini siano buoni. Che ciò che produce l'uva in ogni sua annata subisca meno interferenze possibile.Il terroir non è un "grande omogeneizzatore", può esserlo solo nella componente umana. La differenza di ogni annata in Monterè non mi procura pensieri strani.
    Se poi Monterè non è un cru e Brisighella non ha terroir, non importa. Non capisco, perché credo che ogni zona vocata seguita da un bravo viticoltore sia una benedizione e abbia pari dignità di un Barolo o Oslavje. Ma tant'è. La Francia è solo Borgogna e Bordeaux? Languedoc e Roussillon, che hanno una storia minima eppure hanno prodotto dei vini straordinari, non hanno terroir?
    Riguardo i punteggi, c'è poco da aggiungere. La 2006 è un buon vino "normalizzato" dall'annata, riconoscibile in tante cose (acidità, consistenza, spettro aromatico). La 2004 è di più sotto quasi tutti i punti di vista. Come si dice in rete, IMHO.

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  12. Ciao Eugenio, credo di aver inteso il senso delle tue parole. Ti faccio un esempio: nel 2008 sono stato al concorso del pinot nero a Laimburg, l'unico che applica l'analisi della varianza per giudicare i giudici, scusa il gioco di parole, e infatti non è un concorso ufficiale... ;-) ma sicuramente uno dei più apprezzati in Italia. Gli organizzatori ci dissero che i voti che dovevamo dare andavano da 0 a 100 e il parametro di giudizio del degustatore si basava sì sullo scostamento dei suoi giudizi dalla media, ma soprattutto da quanto egli si discostava da se stesso, visto che nella serie erano previste delle ripetizioni, più di una al fine di evitare che per culo uno desse lo stesso punteggio ad una singola ripetizione. L'ho presa larga ma spero abbiate capito dove voglio parare, perchè questo post all'inizio ha ribadito una cosa davvero importante: l'analisi sensoriale è per sua natura soggettiva, e va ricondotta al livello di concentrazione del degustatore ed alla sua applicazione nei confronti del terroir esaminato: ecco dove i Francesi ci superano sistematicamente, nella non sovrapposizione dei terroir, nel non fare confronti inutili, perchè un grande grignolino può valere 100/100 fra i grignolini, e non ha senso pensarlo comparabile a nessun altro.
    Poi c'è la verbalizzazione che un processo davvero difficile, ma qui il degustatore ne deve venire a capo secondo me con l'esperienza diretta.
    La "controfascinazione della diversità" è un "rischio" che si corre tanto quanto quello di essere esposto alle mode...
    E per il resto grande Paolo Babini! e la sua rigorossisima albana 2002! Poi però, privacy permettendo, mi piacerebbe leggere meglio i suoi commentari ihihih
    CIAO

    Mirco

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  13. Ah, ma tanto per dire per me Oslavje non ha affatto pari dignità di Barolo. Da vent'anni non si fa un vino memorabile lì. E prima di allora li faceva uno solo. E dico memorabile per magnanimità, poiché la realtà è che proprio non mi piacciono. E sapere che lì s'è fatto un vino assoluto come lo chardonnay 91 di Gravner mi fa anche un po' schiumare di rabbia. Invece accetto volentieri un consiglio sulla Linguadoca-Rossiglione, poiché ne ho bevuto poco, visto che quel poco m'era piaciuto poco. Le solite cose che si trovano in giro, Grange des Peres, Daumas Gassac non sono la mia tazza di tè. Ma forse ci sarà di assai meglio.

    A.

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  14. Quello che dice Mirco è molto cernilliano. Il giudizio vale solo all'interno di gruppi omogenei di vino. Insiemi non confrontabili fra loro. Io però, nella mia modesta carriera di appassionato non riesco, mi è impossibile da fare. Non posso che mettere in fila tutti i vini che ho bevuto, di qualunque tipo siano stati.
    Quella della varianza del giudizio mi sembra invece, lo dico anch'io con un giro di parole, una stronzata colossale.

    A.

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  15. A. ogni parere è rispettabile. La difficoltà di vedere le cose oltre i nostri normali punti di vista, fa parte dei limiti individuali.

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  16. Cari amici mi fa piacere che si vivacizzi la discussione sui miei vini. Ringrazio Eugenio del bel commento e virtualmente gli assegno la medaglia (vedi Mattley e Dastardly). La discussione che è emersa vede contrapposti due tifoserie che vedo nel mondo del vino attualmente. La prima i tradizionalisti quelli cioè che hanno bevuto di tutto e sono arrivati alla conclusione che esistono solo grandi zone di elezione come Borgogna, Mosella e Loira per i bianchi, Borgogna, Bordeaux,Piemonte e Toscana per i rossi e solo in casi particolari e per casualità possono uscire grandi vini in altre zone. I secondi invece che anche loro hanno bevuto di tutto, ma forse cercano anche altro non solo come zone viticole, ma sensazioni diverse anche nel vino,gusti che escono dai normali canoni canonici della degustazione che ci ha insegnato a tutti mamma AIS. E' ovvio che questo ultimo gruppo di degustatori apprezza di più i vini " naturali" che per loro natura non hanno gusti standardizzati e aprono prospettive nuove a gusti e sapori. Io ho fatto sicuramente parte del primo gruppo per un certo periodo, poi diventando produttore ho capito che è importante far esprimere la "natura" intesa in tutte le sue espressioni: territorialità,espressione dei vitigni e "naturalità" in cantina. Il Monterè esprime bene questo percorso: una prima fase orientata a copiare modelli di riferimento dei grandi bianchi (annate 02 e 03); una seconda fase di "naturalità" dura e pura (annate 04 e 05)e fase più riflessiva che unisce le due precedenti e che, penso, si esprimerà nei prossimi anni.

    Paolo B.

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  17. Sì, forse è così.
    E io forse mi sento parte del primo gruppo. Semplicemente perché se metto in fila le eccellenze che ho bevuto escono quasi tutte dalle zone classiche. Ma parlo di eccellenze, cioè dei vini della vita. Non sto certo qui a sostenere che i vini buoni escano solo da Langhe e Borgogna. Vini buoni e anche buonissini se ne fanno da tantissime parti.
    Quello di cui non sono sicuro, invece, è che i vini naturali non abbiano contorni standardizzati al pari di quelli non "naturali" (che poi ci sarebbe da capire che cosa significa naturali, visto che moltissimi produttori che fanno della naturalità la propria bandiera poi escono con vini di stampo completamente classico).
    Cioè alla fine i vini naturali, per come sono concepiti oggi, hanno tutti un registro profondamente riconoscibile, che ai miei occhi li rende un po' monotoni esattamente come ad un "naturalista" sembrano monotoni i vini classici che io vedo così diversi sfumatura per sfumatura.

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  18. Io fatico un po' a capire questa differenza tra vino "classico" e vino "naturale". Cioè un vino di Madame Leroy è classico o naturale? Un Brunello di Soldera è classico o naturale?

    Slarol

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  19. Spiego anche la mia opinione sulla varianza del giudizio dalla media. Essa presuppone l'esistenza di un dato oggettivo alla base della degustazione, presuppone una codifica, come quella di Maroni, o come quella dell'AIS. Codifica per la quale uno riesce a vedere oltre il proprio punto di vista. Ecco, questo è impossibile. E chi dice di riuscire a farlo in realtà sta solo applicando, probabilmente male, il punto di vista di un altro.
    Quindi punire la varianza fa morir dal ridere, e dà solo vita a risultati drogati, che sarebbero completamente diversi, eppur drogati anch'essi, se si cambiasse in toto il gruppo di degustazione.

    A.

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  20. @Agilulfo: lo so che la vita è dura e che il vino non è uno sport per signorine, ma la prossima volta usa un altro giro di parole e pensa fino a 10 prima di usare parole che iniziano con "str" e finiscono con "zate". Mirco ha descritto un'esperienza gustativa e dei concetti (che non sono una prerogativa di Cernilli) che applica metà del mondo civilizzato.
    Se per te a Oslavje dopo Gravner 91 c'è stato il diluvio, forse hai perso qualche passaggio.
    In Linguadoca c'è Barral (Faugeres base buonissimi, c'è il 2007 da Don Abbondio, e cuvée strepitose), Terre Inconnue (syrah e grenache potentissimi, forse troppo per te), Peyre Rose, Domaine Guaby, Olivier Pithon, Dom. Les Foulards Rouge (stile Gramenon), Sarda Malet.
    @Mirco: facevamo un giochino nelle nostre degustazioni alla cieca che era mettere lo stesso vino 2 volte in una batteria. E spesso il giudizio differiva, perché le bottiglie non sono tutte uguali (a meno di non forti "industralizzazioni") e perché può cambiare la percezione a seconda della collocazione, a seconda di cos'è il vino precedente e quello dopo. Mi piace molto, poi, l'assaggio per categoria, contestualizzato; ma anche quello random perché di sorprese ne escono spesso, che ad es un grignolino può essere più piacevole di un nebbiolo.
    Riguardo i commentari babiniani, sto incorniciando la mia copia ma farò in modo di fartene avere una copia autografata per Cerea.
    @Paolo: si, pare proprio ci siano due tifoserie. Che, per età (cioè, si, io sono giovane dentro), credo abbiano la stessa formazione: AIS, Ganbero, vini "storici" (anche perché c'erano quasi solo quelli). Poi per me è stato molto importante Luca Maroni: non per cosa indicava come i migliori (anche se per alcuni anni, i suoi top erano realmente tali); ma per avermi insegnato a "democraticizzare" la mente; per avermi insegnato che il giudizio non era prerogativa di soloni poco interpretabili, ma un atto comune, alla portata di chiunque avesse voglia di fidarsi del proprio palato; per aver reso cristallino un metodo applicabile al gusto di chiunque; perché bere e capire non è solo un accumulo di etichette ammuffite e vocabolario in ostrogoto ma esperienza viva e concreta nel bicchiere, puro amore per quello che rappresenta il vino e la sua storia senza preconcetti. Ci si tiene molto al vino perché lo si ama, per la sua piacevolezza e per quello che rappresenta, perché è il più grande legame tra la terra e l'uomo, è un "fil rouge" con la Storia e, in quanto tale, mutante. Una Storia che parla di popolo e non di aristocrazia.
    Poi, per usare un linguaggio giovane, massimo rispetto per tutti.

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  21. Chiedo scusa, ma non ho affatto detto che i concetti espressi da mirco sono stronzate. Dico anzi che sono autorevoli. Perché secondo me Cernilli è un autorevolissimo personaggio del vino ed uno strepitoso degustatore. Quello che è una str...cretinata è l'idea della degustazione di Laimburg, che punisce i degustatori che si distanziano dalla media. Non credo l'abbia organizzata mirco. Dunque di certo non ho mancato di rispetto ad alcuno.

    E...no...a Oslavje non ho perso passaggi.

    A.

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  22. Tutto a posto. A volte ci si accalora e la scrittura tra persone che non si conoscono e in spazi così brevi, può generare fraintendimenti. Io sono vecchia scuola e quel termine mi è sembrato fuori contesto.
    Solo una cosa: quello di Laimburg è solo una normale applicazione di criteri di statistica. Non ci vedo nulla di strano.

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  23. E'la statistica nel vino che...va be'...

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  24. Buono nobuono.E' tutto qui,ogni persona ha il suo percorso nel vino e i suoi parametri di giudizio.Personalmente i bianchi macerati estremi non li apprezzo ma non per questo non li assaggio.Andrò a Cerea per provare, anche il cru Brisighella.Ciao Ivano

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  25. Per quanto mi riguarda acclamerei Paolo Babini "ambasciatore del vino" subito! ;-)
    Capisco tutte le vostre perplessità, e mi piacerebbe che potesse intevenire un giorno Armin Kobler, che è stato ideatore e per tanti anni organizzatore di quel concorso. Varianza e analisi della varianza sono due cose diverse dal punto di vista statistico, comunque, non è importante sottilizzare.
    Posso solo dirvi, avendola studiata in dettaglio, che la statistica è una cosa meravigliosa... ;-)
    Comunque l'assaggio random è sempre significativo, ne ho viste delle belle in passato...
    Ci vediamo a Cerea, credo che ve ne faremo assaggiare delle belle!

    M.

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  26. Non ho detto che Pergole 90 è un vino denso, spesso o masticabile. Ci mancherebbe altro. Pergole ha un profilo di per sé elegante e sottile. Ho detto che ha una bocca succosa, per me, per te probabilmente è magra. Il fatto è molto semplice. Ci piacciono vini diversi, a te magari piacciono muscolosi, materici, calorici, polposi, insomma con tanta roba mentre a me quei vini stancano dopo un bicchiere. Indipendentemente dalla "naturalità" o meno. Quello che conta alla fine è sempre il vino nel bicchiere.

    Rudy

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  27. @Rudy: assolutamente, conta il bicchiere. Sono le carenze di vocabolario comune che spesso creano equivoci, significato e significante che possono differire anche di poco ma portare a derive di comprensione diverse. E' chiarissimo adesso cosa intendi per "succosa". Non so se ci piacciono vini diversi (forse si), ancora una volta dovremmo incontrarci nel bicchiere. Pergole 90 è qualche anno che non lo bevo ed è possibile che adesso ne abbia un'idea diversa. All'epoca messo a confronto con tante cose, non è che brillasse: ne apprezzavo l'impostazione, l'impatto olfattivo seducente e la morbidezza in bocca. Ma tutto su dimensione molto rarefatte, anche troppo. Non voglio sconfessare un mito, dico solo cosa provai all'epoca. E se capita, lo riassaggerò. Anche perché molte cose cambiano, io in primis. Continuo a trovare la consistenza un parametro molto importante perché la densità estrattiva significa raccolta matura, più sacrifici, vendemmie più a rischio, la ricerca della qualità. Ed è molto cresciuta in me l'attenzione per l'equilibrio, l'acido/tannico bilanciato dalla dolcezza. Ed è decresciuto l'interesse per l'integrità, terziarizzazioni e quant'altro non mi infastidiscono più di tanto. Non è tanto l'ostentazione di muscoli che cerco; cerco ciccia ed equilibrio insieme. Se manca la ciccia, posso anche apprezzare solo l'equilibrio associato ad una grande espressività. Per dirti: recentemente ho scritto di una degustazione de Les Caves De Pyrene; lì ho assaggiato cose buonissime, ad es un Morgon di Foillard che era tutto tranne che muscolare ma con equilibrio da bilancino e profumi da sballo. Questa forza è in molti francesi e molti dicono che sia una questione di età delle vigne (le vecchie vigne che si auto-regolano) e di cultura biologica più radicata. In Italia ne stanno venendo fuori di prodotti simili, e, in una mia statistica alla cacchio, la maggior parte dai "naturali", con quel surplus di consistenza che aggiunge qualcosa.
    Così, posso adorare la potenza e fragranza e ampiezza dei Malbo di Manetti o Babini; e, chessò, essere più perplesso di fronte al Primitivo di Gianfranco Fino, troppo "conciato" e squilibrato finora.
    Poi, lo confesso, per qualche anno mi è piaciuto anche l'Harmonium...

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  28. Preciso solo che Pergole 90 e Pergole 90 riserva sono due vini diversi. Non è che non si somiglino, ma comunque son diversi, con la riserva che ha in effetti un po' più polpa.

    A.

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  29. Eugenio .. è per tutto questo che mi piace molto leggere e " bere" il tuo blog.
    "Così, posso adorare la potenza e fragranza e ampiezza dei Malbo di Manetti o Babini" buongustaio!!! e dagli di Malbo.Ciao GP
    P.S: o ma quanto è bravo Paolo Babini!!!

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  30. @A.: certo, si parlava della riserva.
    @GP: eppoi il Malbo ha qualità terapeutiche e tempranti e rinvigorenti. Guarda che razza di ragazzone alto e forte e bello che sei venuto tu a forza di assumerne. E fra un po' ti sfido a braccio di ferro: dammi il tempo di berne qualche altra barrique.

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  31. Euge dopo 5 mesi di potatura quasi tutti i giorni ho le mani come quelle di Duran-non il pugile italiano ,ma quello panamense- "Mano di Pietra" ...però magari possiamo bere le barrique di Paolo B....ora vado a finire le pere-potare- e nel pomeriggio lego il guyot del Malbo. Ciao gp

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  32. ;-)

    http://www.youtube.com/watch?v=YiZ4k3AFX48

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  33. Il trionfo è di chi scopre a fondo i segreti di un prodotto eccezionale. Scopri anche tu il vino primitivo. Vai su http://www.vitalbios.com/A/MTQ2NTEzNDcwOCwxMDAwMDA0LGFudGlxdXVzLXByaW1pdGl2by1zYWxlbnRvLWlndC5odG1sLDIwMTYwNzAzLG9r

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  34. Il trionfo è di chi scopre a fondo i segreti di un prodotto eccezionale. Scopri anche tu il vino primitivo. Vai su http://www.vitalbios.com/A/MTQ2NjY3NDQzOCwwMTAwMDA0OSxhbnRpcXV1cy1wcmltaXRpdm8tc2FsZW50by1pZ3QuaHRtbCwyMDE2MDcyMSxvaw==

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