Diego che era maroniano quando ancora la parola Maroni indicava o dei frutti autunnali o cose che si potevano rompere per noia o molestie.
Diego che la testa e il palato gli funzionano bene e conseguentemente in maniera autonoma.
Diego che poi di Maroni si è rotto (e non solo di lui) e ha continuato a farsi la sua guida personale, tutta nella sua testa e al servizio dei clienti.
Diego che a noi piacevano tanto le concentrazioni e il frutto e lui faceva Mah e ci parlava di beva e digeribilità e naturalità quando forse ancora queste parole associate al vino non esistevano.
Diego che è sempre 10 anni avanti.
Diego che la Francia ha qualcosa (e oltre) da insegnarci e noi credevamo che fosse solo fuffa.
Diego Amaducci è l'uomo dietro l'Enoteca Le Lune a Imola. Un uomo che ha fatto formazione culturale. Nel senso più ampio del termine. In un mondo ideale, ognuno fa il mestiere che gli piace: Diego si è creato questo mondo, pur nelle enormi difficoltà del Mondo. Non è retorica: riuscire a fare un mestiere che piace, restare in campo per tanti anni e non perdere un millimetro di credibilità, non è una cosa facile.
E Diego, con la moglie Cinzia, continua a curiosare, ad assaggiare, a lottare in una situazione economico-sociale eufemisticamente difficile. Ad analizzare con lucidità dov'è, dov'era e dove sta andando il mercato.
E Diego continua a proporre nella sua enoteca degustazioni mirate, invita i suoi produttori d'adozione ad aprire bottiglie e scambiare opinioni e/o impressioni. Tutto molto semplice. Quasi old school.
E siccome che Diego ne è un fan della prima ora, sabato scorso da lui c'erano Marco Casolanetti e la compagna Eleonora di Oasi Degli Angeli. A proporre un massivo olio del peso specifico del trizio e da usare con la parsimonia di uno Chanel n°. 5 (cioè, due gocce sull'insalata prima di andare a cena). E, naturalmente, a proporre il Kurni edizione 2008.
Non credo serva dirlo ma è Montepulciano in purezza, piante ad una densità da metropoli cinese e doppio passaggio di 9 mesi in barrique nuove. Sfogliando il manuale Cencelli della pratica enologica, dovrebbe venir fuori una doppia mano di coppale su un 30 cm. di legno. Un seppellimento del frutto. Ma per chi è avvezzo a questo vino, la realtà è diversa. Qui è come una scommessa. Vincente. Si raddoppia tutto. Doppio frutto. Doppia dimensione. Legno anche, ma bucato come un groviera, disciolto in quel liquido nerastro ottenuto da uva matura. C'è come la volontà di fare un braccio di ferro tra legno e uva. E quasi sempre vince l'uva. Ma ogni anno fa storia a sé. E questo 2008 è diverso dal solito. Diverso anche dall'assaggio a primavera a Vini Veri. Assaggio fugace e imperfetto allora (e di un assemblaggio non definitivo), ma che trasmise potenza e dolcezza in un equilibrio ancora in divenire. Mentre ora vince la misura. Una misura in stile Kurni. Ossia, se di solito la consistenza è 33/33 qui siamo sui 30/33. Epperciò si può dire che è un'edizione di misura. E di dolcezza derivata da un'idea di zucchero residuo, qui non c'è quasi traccia. Già dalla veste si intuisce uno stacco: siamo sempre dalle parti del nero opaco, ma col violaceo che sfuma verso il rosso acceso. Se lo si agita nel bicchiere, il liquido pare aggrapparsi con le unghie al vetro. Poi nasi e, senza bisogno di tirare forte, il cesto di frutta montepulcianese ti arriva tutto. La prugna, la bacca rossa. E la speziatura dolce, solare. Leggermente bruciata, quel filo di affumicatura che ne blocca l'armonia completa. E la bocca è si vellutata e grassa, ma non massiccia e sciropposa. Si viaggia dalle parti della compostezza, di un'acidità più marcata del solito e naturalmente integrata. Acidità che è un velo, una trama appena percettibile, ma in qualche modo nuova nel Kurni. Non un nuovo corso, non un cambiamento di filosofia: il 2008 ha dato questo, dice Casolanetti, e lui ne è soddisfattissimo. E il 2008 gli ha dato la solita caterva di riconoscimenti a rimpolpare la medagliera. E allora gli si snocciola un 90/100 con una lacrimuccia in fondo al cuore al pensiero di quel capolavoro che fu il Kurni 2005.
Diego Amaducci è l'uomo dietro l'Enoteca Le Lune a Imola. Un uomo che ha fatto formazione culturale. Nel senso più ampio del termine. In un mondo ideale, ognuno fa il mestiere che gli piace: Diego si è creato questo mondo, pur nelle enormi difficoltà del Mondo. Non è retorica: riuscire a fare un mestiere che piace, restare in campo per tanti anni e non perdere un millimetro di credibilità, non è una cosa facile.
E Diego, con la moglie Cinzia, continua a curiosare, ad assaggiare, a lottare in una situazione economico-sociale eufemisticamente difficile. Ad analizzare con lucidità dov'è, dov'era e dove sta andando il mercato.
E Diego continua a proporre nella sua enoteca degustazioni mirate, invita i suoi produttori d'adozione ad aprire bottiglie e scambiare opinioni e/o impressioni. Tutto molto semplice. Quasi old school.
E siccome che Diego ne è un fan della prima ora, sabato scorso da lui c'erano Marco Casolanetti e la compagna Eleonora di Oasi Degli Angeli. A proporre un massivo olio del peso specifico del trizio e da usare con la parsimonia di uno Chanel n°. 5 (cioè, due gocce sull'insalata prima di andare a cena). E, naturalmente, a proporre il Kurni edizione 2008.
Non credo serva dirlo ma è Montepulciano in purezza, piante ad una densità da metropoli cinese e doppio passaggio di 9 mesi in barrique nuove. Sfogliando il manuale Cencelli della pratica enologica, dovrebbe venir fuori una doppia mano di coppale su un 30 cm. di legno. Un seppellimento del frutto. Ma per chi è avvezzo a questo vino, la realtà è diversa. Qui è come una scommessa. Vincente. Si raddoppia tutto. Doppio frutto. Doppia dimensione. Legno anche, ma bucato come un groviera, disciolto in quel liquido nerastro ottenuto da uva matura. C'è come la volontà di fare un braccio di ferro tra legno e uva. E quasi sempre vince l'uva. Ma ogni anno fa storia a sé. E questo 2008 è diverso dal solito. Diverso anche dall'assaggio a primavera a Vini Veri. Assaggio fugace e imperfetto allora (e di un assemblaggio non definitivo), ma che trasmise potenza e dolcezza in un equilibrio ancora in divenire. Mentre ora vince la misura. Una misura in stile Kurni. Ossia, se di solito la consistenza è 33/33 qui siamo sui 30/33. Epperciò si può dire che è un'edizione di misura. E di dolcezza derivata da un'idea di zucchero residuo, qui non c'è quasi traccia. Già dalla veste si intuisce uno stacco: siamo sempre dalle parti del nero opaco, ma col violaceo che sfuma verso il rosso acceso. Se lo si agita nel bicchiere, il liquido pare aggrapparsi con le unghie al vetro. Poi nasi e, senza bisogno di tirare forte, il cesto di frutta montepulcianese ti arriva tutto. La prugna, la bacca rossa. E la speziatura dolce, solare. Leggermente bruciata, quel filo di affumicatura che ne blocca l'armonia completa. E la bocca è si vellutata e grassa, ma non massiccia e sciropposa. Si viaggia dalle parti della compostezza, di un'acidità più marcata del solito e naturalmente integrata. Acidità che è un velo, una trama appena percettibile, ma in qualche modo nuova nel Kurni. Non un nuovo corso, non un cambiamento di filosofia: il 2008 ha dato questo, dice Casolanetti, e lui ne è soddisfattissimo. E il 2008 gli ha dato la solita caterva di riconoscimenti a rimpolpare la medagliera. E allora gli si snocciola un 90/100 con una lacrimuccia in fondo al cuore al pensiero di quel capolavoro che fu il Kurni 2005.
Del Kurni ho assaggiato solo il 2007,un 33/33 in consistenza quasi troppo grasso, ma con un frutto emozionante.Non ho potuto partecipare alla degustazione,c'ero il sabato precedente per la Castellada,ma sinceramente non ho capito quei vini(ho iniziato tardi ha bere!)Diego è un grande ne sà a pacchi!Ciao Mugellesi Ivano
RispondiEliminaCiao, i complimenti e la gratitudine per Diego non saranno mai abbastanza. E' stata la prima enoteca che ho iniziato a frequentare circa 15 anni fa e dallo zero infarcito di guide alla mano, mi ha aiutato a liberarmi la mente e a creare un percorso mio. Castellada non c'ero e sinceramente sono vini che non mi hanno mai fatto scoccare la scintilla. Però Diego mi ha detto che i 2006 sono favolosi e allora assaggerò. E' quasi un dovere.
RispondiEliminaScusa ma l'altro vino di Casolanetti l'hai sentito ,(il Kupra dovrebbe chiamarsi)?ciao Gian Paolo
RispondiEliminaYes, the name is right, Kupra. Domani dovrei postarne perché era in una degustazione sulle grenache a Enologica (annata 2008). Buona e diversa da Kurni e costa una relativa smadonnata (sui 180 in enoteca). Stay tuned (oggi va così, cazzeggio in inglese). Ciao
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