mercoledì 22 dicembre 2010

VINO PER DEFICIENTI 2: LA RESA DEI TONTI.


"Buona parte del giornalismo [rock] è composto da gente che non sa scrivere che intervista gente che non sa parlare per gente che non sa leggere."
       Frank Zappa


E' come se una parte della mia mente non ne avesse potuto più e fosse andata in una ipotetica piazza a protestare e un'altra parte della mia mente, quella vagamente larussaignazio, avesse iniziato a gridare con un megafono "Disperdetevi!" mentre manganellava qualsiasi cosa si muovesse nel raggio di qualche chilometro. 
Diciamo che nella vita di chiunque è normale avere momenti in cui baceresti i bambini sulla fronte e Amore è più di una parola di 5 lettere, e altri momenti in cui l'idea di una personale resa dei conti col resto dell'umanità pare vicina perché la tua testa è come una pentola a pressione che bolle da troppo tempo (e, come sempre, 5 minuti di uno Spike Lee rendono bene l'idea del bollore). 
E se non si vuole diventare autisticamente intolleranti, se non si vuole cadere nel Lato Oscuro della Forza per troppe ore al giorno, se si vogliono costringere alla resa quelle sinapsi maligne e un po' stronze, una soluzione è il Relativismo. Che è la negazione di verità assolute. Che non porta allo svacco di una società o alle invasioni barbariche. Relativismo che non è "tutto è lecito" ma "tutto è lecito all'interno della morale sociale" (nota 1).
Già. Morale sociale. E la Socialità. Lo stare insieme agli altri. L'adattamento del proprio spazio in quello degli altri. Lo specchio che ci viene sbattuto in faccia ogni giorno e che è il diverso, l'altro da noi. Specchio che ci dà una misura di ciò che siamo. Una costruzione interiore (l'io) e una costruzione esterna (gli altri, il sociale): così siamo assemblati. 
E quindi così dialoghiamo, ci incazziamo, andiamo in crisi, fondiamo verità (relativamente) assolute per andare avanti e le ribaltiamo quando qualcosa di più forte, di più vero si fa avanti. Mutatis mutandis
E mai cosa fu più vera (relativamente) che nel vino. Come nel mio primo Vino per Deficienti e quello slittamento di idee sul concetto di Francia e di acidità. Ecco, tutto muta e scorre: vini che si adoravano 10 anni fa, ora destano perlomeno perplessità (e il contrario, naturalmente); Luca Maroni che era il tuo migliore amico e combatteva le tue guerre e ora non gli rispondi più neanche con un sms; l'avvento dell'euro, e relativa stretta del cordone della borsa, che ci ha detto "Adesso arrangiatevi e inventatevi qualcosa" e, soprattutto, "Solo i più forti sopravviveranno"; la zero tolerance sull'alcool e la total tolerance su evasione e sulla (relativa) morale pubblica.
E tanto altro ancora.
Come le antiche magiche parole Gambero Rosso e 3 Bicchieri, cui ora si alzano le spalle, cui ci si accosta come ad una nave chiamata Titanic, il capitano che guarda da una scialuppa e tanti sul molo a contare le ore prima del suo affondamento (nota 2). Il Gambero che è il bersaglio grosso, onere/onore del potere conquistato negli anni, e in quanto tale è facile che vada a sbattere da qualche parte (i vari blog, siti webzine sono un iceberg che ad ignorarlo si ingrossa e basta). Ed è vero che quando ci appare nelle sua rappresentazione umana, quando gli avatar si avventurano nella realtà/irrealtà comunicativa internettara, sembra ancora più facile da colpire: Cernilli che se si agita nel web, pare un elefante in una cristalleria e fa sembrare La Russa il Dalai Lama; Melandri che scazzotta coi colli bolognesi perché (per amore di sintesi) dice che i loro vini fanno schifo e che di merlot e cabernet non se ne può più, che non conoscono il mondo e bevono solo Crodino e Tavernello, e insomma annullando una qualsiasi forma di dialogo col motto "Io sono il critico e io critico" per una salutare separazione dei ruoli (nota 3)
Tutto ciò è colpa/merito del Relativismo. Che nei suoi deragliamenti semantici viene spesso portato a conclusione di una discussione, è la pietra tombale di un dialogo. Il vino X, ad esempio, è preso in esame. Bene. Al signor A piace tanto. Il signor B lo metterebbe alla gogna sulla pubblica piazza e ne disperderebbe il contenuto nell'oceano. A e B iniziano a confrontarsi. A dice che quel vino gli piace per questo e quest'altro motivo. B che non gli piace per altri (e spesso coincidenti) motivi. Ognuno cerca nella propria forza dialettica i motivi per sopravanzare l'altro, per portarlo almeno un poco dalla propria parte. Stallo. La civilizzazione ha portato ad escludere la lotta a mani nude e a ridurre al minimo gli insulti (a meno che non scatti quel larussaignazio che coviamo). Allora pare che una citazione latina possa chiudere con eleganza la storia: de gustibus non est disputandum. Fine delle trasmissioni.
E' come se per un'ora A avesse parlato di Meccanica Quantistica e B di potatura dei bonsai. Ed è come fare bungee jumping da una sedia. Una cosa comoda. Ed è come se si fossero lanciati da un aereo chiedendosi a vicenda chi doveva portare il paracadute. 
Perché il paracadute è il linguaggio comune, quel minimo di (relativa) oggettività con la quale affrontare una analisi critica. Acidità, legno, dolce/amaro, consistenza, dimensione aromatica, equilibrio. Un linguaggio comune che in un faccia a faccia, davanti allo stesso liquido nel bicchiere, si potrà in qualche modo trovare, si potrà integrare assieme al linguaggio del corpo e dei segni; ma che nel reportage, nella descrizione a terzi (lettori, amici, conoscenti), nella disamina su un blog o guida o giornalino degli scout, diventa pura essenza descrittiva e si scontrerà  E sissignore, 3 parametri, dei paletti, chiamateli come volete ma diamoci qualche coordinata cartesiana e muoviamoci dentro quel diagramma. Altrimenti continueremo a fissarci con sguardo bovino e dei bicchieri in mano pensando: "Ma lui che cazzo sta bevendo?".
  
Ops, ho citato tra le righe ancora Luca Maroni. Adesso gli mando un sms per gli auguri di Natale. E magari un Tavernello in regalo.      


Nota 1:   basta prendere anche solo un dizionario di Filosofia e dare una spolverata ai concetti base che spaziano dallo Scetticismo all'Empirismo e rotolano fino al Relativismo e si potrebbero vagamente riassumere così: "La liceità o meno di un'azione è infatti regolata dai rapporti dei singoli tra loro (etica) e dei singoli con se stessi (morale)". Tanto per gradire.


Nota 2:  ma ricordiamo che i Gamberi, per conformazione, possono dare colpi di coda.


Nota 3: è (relativamente) ovvio che la critica dura pura e cazzuta dice quello che pensa e te lo dice nella maniera più diretta e stilisticamente migliore perché ha come referente ultimo (e relativamente unico) il lettore. Ed è quasi altrettanto ovvio che, in questa dialettica, se l'uomo che critica (il critico) sente il dovere di elargire consigli produttivi all'uomo criticato (il produttore), a questo possono iniziare a girare le balle stile Moulinex. E potrebbe iniziare a pensare (sempre il produttore) che qualcosa nel sano rapporto critica/criticato sia andato a puttane. E che un'altrettanto sana separazione dei ruoli non sia poi così male. Tanto per dire, è come se Tullio Kezich avesse invitato Luchino Visconti a piantarla con quei polpettoni tutti azzimati e a darsi ai western.   
P.S. (o nota nella nota): Come sentire il veronelliano Daniel Thomases ad un recente convegno affermare con piglio da El Grinta che a lui non gliene può fregare meno di come fanno il vino, basta che sia buono. Piglio che, in effetti, proviene da una durezza edonistica molto anni '80 e alla cui chiarezza non si può che dire chapeau.

3 commenti:

  1. Il post lo leggo dopo Eugenio, ma ora ti faccio gli auguri.
    E buone bevute!

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  2. Grazie mille e auguroni e cerchiamo di sopravvivere ai litri e chili di roba ingozzati in questi giorni.

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  3. Buon Natale anche se in ritardo e buon Anno in anticipo...almeno il 50 % l'ho preso!!Un 2011 pieno di Malbo Gentile a tutti ciao Gian Paolo

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