giovedì 30 dicembre 2010

TEXIER© : CONTRO IL LOGORIO DELL'ENOLOGIA MODERNA


Qui si vuole decretare il vincitore della classifica sentimental-analitico-gustativa dell'anno solare 2010.
Cioè, ci sarebbe un vincitore sentimentale, un vino la cui unità di misura nella bevuta è Il Secchio. Un progetto fantastico di un grande personaggio come Gian Marco Antonuzi, e che è, oltretutto, buonissimo: 
il Litrozzo Bianco 2009. L'esplosione di entusiasmo provata a Cerea si è confermata e ampliata nei mesi. La descrizione che ne feci sul blog (e che Andrea Scanzi in un post del suo Il Vino Degli Altri ha gentilmente riportato) coglieva esattamente un punto fondamentale: un vino a cui tornare senza sosta, un creatore di sete quando si ha bevuto abbastanza, un sapore che faccio fatica ancora a togliermi dalla testa. Massì, il vino più buono a Cerea 2010.
2010 appunto.
Anno che ha donato una cavalcata selvaggia di nuovi sapori, di qualcosa di nuovo anzi d'antico, di emozioni autentiche laddove si dubitava di poterne ancora provare. Il mercato fa sempre più schifo? Le cantine traboccano di invenduto? La critica si guarda attorno ad un campo di battaglia senza più generali e le truppe in svacco? Un vago senso di fine-impero?
Non importa. Davvero. Non importa perché dal punto di vista dei prodotti l'anno è stato mirabilis. Vini sempre più centrati. Sempre più diversificati. Vini di carattere e personali. Naturali. Che è lo zeitgeist assoluto degli ultimi anni. Mai come quest'anno ci si è avvicinati all'incrocio perfetto uomo/ambiente, tecnica/natura. Tanti, sempre più prodotti che sono frutto di una fusione terra/uomo e marcano più che mai la differenza tra i vini cyberpunk (nota 1) e i nuovi biopunk. Nuovi, anzi antichi, modi di bere che sono un salto nella scala dell'evoluzione (per alcuni in avanti, per altri indietro). Una roba talmente zeitgeist che per alcuni sono vini fighetti e modaioli (provate, però, a dire in faccia ad un Antonuzi che fa vini radical-chic e verrete seppelliti sotto un quintale di corni-letame).
Ogni manifestazione, ogni fiera, ogni 3-tavoli-per-3-produttori-in-un-cantone, una novità. E l'attestazione di un miglioramento verticale. Anche da parte di chi ti faceva storcere il naso e adesso ti fa cercare il suo nome su Google per cercarne i vini (Cornelissen è il mio esempio perfetto). Prodotti di una purezza di frutto e di una rotondità sognati fino a qualche anno fa. Volatili, puzze, riduzioni, altre stramberie da assaggiatori maniacali: tutto (quasi) spazzato via dalle masse di frutto, dalle rotondità giottesche, dalle (udite udite) acidità buone. Tutto (sempre quasi) inalato, deglutito, digerito (digeribilità del vino: altro grosso zeitgeist). Tutto cangiante nel bicchiere, mutevole nelle ore di assaggio e anche nei giorni, vino finalmente amico dell'ossigeno (nota 2).  
E amici non più trascinati a forza verso il vino naturale ma, addirittura, che si avvicinano spontaneamente. E il vino naturale che gli va incontro. Con vigneti sempre migliori, vignaioli sempre più bravi. E a dargli pacche sulle spalle sempre più gente.
2010, L'anno del Contatto. Ricercavamo il Monolite e abbiamo scoperto che era qui, tra noi. Che non era uno solo. Che gli alieni sono fra noi, solo che non si chiamano più alieni ma evoluzione. Alieni che sono Paolo Babini o Paolo Francesconi o Dard & Ribo o Filippo Manetti o Gian Marco Antonuzi o Gianfranco Manca o tanti altri ancora.
Ricercavamo il Monolite. E lo cerchiamo ancora. Nonostante tutto. Anche solo per gioco. Anche solo per dire che ce n'è uno più scuro e più bello degli altri. Per mettere un po' d'ordine. Per dare dei/i numeri. Per votare. Per classificare.
E il Monolite dell'anno è 
Numero 1 2009 (Eric Texier) per acclamazione e per schienamento globale degli avversari. Un toccasana tipo gli elisir del vecchio west, solo che qui è tutto vero, nessun vecchietto con la barba che ti frega. Una panacea per tutti i mali. Un regolatore dell'umore, un corroborante, un miracolo laico di equilibrio enologico. Dopo mesi di consumo irrefrenabile, dopo averlo messo a confronto con quasi ogni cosa ottenuta dall'uva, lui è ancora lì a primeggiare. Anche a bottiglia vuota, dopo giorni di apertura, basta porgere il naso al collo della bottiglia e il suo odore riappare. Integro e potente. Come un supereroe da mitologia nordica, distaccato dalle vicende umane. E' ancora lì, colorato d'orange e miele. Profumante di dolcezza e terra, come una pera al culmine della maturità e ricoperta di zucchero e spezie. Ma, e qui sta il bello, tale dolcezza (che è un gancio per i nostri sensi sin dall'infanzia) viene, come dire, irrobustita, resa virile dalla trama tannica, innervata da una spina acida. E la casa sta in piedi su fondamenta  solidissime, su una consistenza da vertice. Pare di vedere l'uomo (Dal Monte) davanti all'uva in attesa del momento magico della perfetta maturazione e quando quel momento è giunto, cristallizzarlo, bloccarlo e metterlo in bottiglia. Senza quasi toccare niente. Ha un fantastico tappo a vite, costa 10 euro, mandategli una mail e ve lo spedisce a casa. Di più, davvero, non so cosa dirvi. 

2010. Per tante cose è una vita da cani. Ma adesso, nel 2010-quasi-2011, basta agitare la coda e annusare l'aria e saltano fuori incenso, mirra e tartufi. Basta annusare. Un'aria che sarà buonista-natalizia. Ma io sento odori dappertutto. (R)evolution is here.
 
Nota 1: per chi non mastica fantascienza, una corrente letterario-artistica degli anni ottanta che il teorico Bruce Sterling definì: "il sovrapporsi dell'high tech e del pop underground."

Nota 2: e quegli lombrosiani esperimenti, come ad esempio lasciare delle mezze bottiglie aperte per dei giorni per vederne l'evoluzione, hanno qui (quasi) sempre un lieto fine. E anche qui Diego, che lo fa già da anni, come sempre aveva ragione.

2 commenti:

  1. A parte gli auguri di buon " Incomincio" , ti volevo segnalare di un movimento nato proprio lì a Faenza durante l'ultimo Enologica,partito dal grande Le1 Conti...i vini "Sovra-naturali",io magari se mi impegno posso fare un vino per alieni,magari su Marte verrà aprezzato....Buon Anno ciao Gian Paolo

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  2. E tu devi sorpassare a sinistra il buone Leone e fare i vini "Mega-trans-naturali" che si fanno con 1/3 di letame, 1/3 di aceto e 1/3 di uva caduta per decesso naturale dalle viti: mischi tutto insieme e tieni la sostanza in botte zozza e scolma per 6 anni. E vedrai quanti omini verdi con le loro ventiquattrore piene di dollari marziani che ti bussano alla porta... Auguroni di buon anno e annata.

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