lunedì 12 luglio 2010

A. A. CERCASI: GIRO IN ALTO ADIGE (2)

L'Alto Adige è tosto. Ci si può ritrovare dai 40° di Bolzano (certo, con umidità quasi nulla il che è consolante quando si sta vaneggiando per una incipiente insolazione in un bar nei pressi della stazione in arredamento stile malga) ai 18° per una acquazzone e fulmini e saette in uno sterrato di pendenze ridicolmente vicine al Tourmalet. La gente può essere calda e comunicativa e di una gentilezza quasi imbarazzante così come esprimersi a grugniti e suoni gutturali. Puoi parlare con enotecari che in qualche minuto ti spiegano perché il mercato italiano fa schifo e quello tedesco no e che sospirano molto fatalisticamente quando ci/si domandano perché proprio agli italiani sia stato affidato questo bendidio di uve e terreni. Puoi avvertire un serio tentativo di disintossicazione dallo sciempio cultural/televisivo dominante, un tentativo forse infantilmente inutile di resistenza e di impermeabilizzazione ai danni del turismo di massa che nella sua forma più degradata può portare all'isolamento. Si avverte una grande disponibilità verso chi viene da fuori ma anche un sottinteso invito ad entrare gradualmente nello spirito di quei luoghi, di conquistarseli poco a poco. Di guardare quelle montagne e lasciare che inizi una comunicazione reciproca. Di essere meno caciaroni e arruffoni e furbetti e di provare, Cristo santo, anche solo provare a seguire un corso più naturale delle cose. In questo gli altoatesini sono zen.
E forse rigetterebbero i facili tentativi di analisi social-culturale. E inviterebbero o a tacere o parlare di fatti.
E i miei fatti sono le bottiglie bevute:

Riesling 2009- Castel Juval: fermenta in acciaio inox e si affina sulle proprie fecce fini. Da qualche anno uno dei nomi importanti del Riesling renano.La 2009 si presenta con un alcool importante (14,5°). Il colore non ha una particolare densità, si vedono striature verdi su un giallo acceso. L'olfattazione rimanda a quel idrocarburo che parrebbe essere tipico e una discreta dolcezza di frutto (dalle parti della banana), in cui però sale una forte dorsale acida. La bocca mette l'acidità in primo piano e rende la sorsata bloccata, una forte salivazione che annacqua tutto e ne frena l'allungo. Anche qui pare essere di fronte ad un passo dal carattere, pare manchino diverse tessere (una maggiore densità, una più alta distensione gustativa data dall'equilibrio) per completare la sua formazione a grande vino, per competere con i top della categoria. Ora come ora 82/100.

Gewurztraminer 2008- Messnerhof: piccola azienda di 2,5 ettari condotta in biologico. Vino grasso come spesso sono i Gewurztraminer. 15° di alcool, densità ai livelli massimi, spettro olfattivo
classicamente permeato di dolcezza di futto maturo e note più lievi come la rosa e una speziatura orientaleggiante. Il colore è molto bello, intensissimo, giallo scuro senza cedimenti. E al naso è la dolcezza a prevalere, una zuccherinità che poi avrà un riscontro nella bocca mettendolo quasi sulla soglia del vino da meditazione. Si gioca col residuo zuccherino senza cadere nello stucchevole, senza che la glicerina freni eccessivamente la beva. Qui di materia ce n'è tanta e la mano enologica pare essere di quelle giuste, tanto da potersi mettere alla pari coi migliori esempi della categoria. Proprietario molto simpatico ma questo non c'entra niente col bicchiere, perciò 88/100 in attesa di riassaggiarlo in altre edizioni.

Lagrein Riserva 2007- Messnerhof: vino che ha vinto diversi premi. Così, per informazione. Passaggio di circa 1 anno in legno e poi diversi mesi di bottiglia. Solito colore impenetrabilmente fuori scala dei
lagrein. Naso disteso, specie se raffrontato con le pungenze di molti pari-categoria: odori varietali come la noce o il cartone bagnato uniti a un'ottima dolcezza di frutto, il tutto molto intenso e variegato. E bocca croccante, con tannini fini e buona espansione della materia, giusto equilibrio amaro/dolce che favorisce la beva. Mi ha ricordato certe edizioni dei Berger Gei di Niedrist degli anni '90 che mi piacevano tanto e che ridefinirono il vino Lagrein. 89/100 e cantina da tenere d'occhio.


Pinot Nero Fritzen Hof 2000- Cantina produttori di Cortaccia: grossa cantina autrice di vini premiatissimi. Questa è una selezione speciale fatta in poche annate, consigliata allo spaccio aziendale e perciò molto incuriosente. Un Pinot Nero di 10 anni. Sarà lo scoperchiamento di una tomba vuota o l'incredibile scoperta di un mondo vivo e vegeto e brulicante? Una via di mezzo. Nel senso che gli anni li dimostra ma non così tanti. Il colore è si mattonato, eppure ancora solido, senza particolari cedimanti. Il naso si porge subito con dolcezza, spezie orientali e frutti rossi in equilibrio di maturità, solo qualche accenno di terziarizzazione. E la bocca è il suo punto di forza. Vino geneticamente non muscolare ma tondo, di un andamento quasi didattico tra ingresso dolce e finale amarognolo. Acidità sotto controllo e integrata. Vino che è piacevolissima bevanda, senza esibizionismi ma giocata ottimamente in quelle che sono le sue armi. 85/100 (e qualche punto guadagnato per l'età).

Pinot Nero Dos Caslir 2007- Lavis: la Lavis la conosciamo. Fa un sacco di vini, tutti corretti, alcuni molto buoni. Soprattutto la correttezza tecnica ne è il marchio di fabbrica.Che è cosa buona e giusta ma, ora come ora, si cerca qualcosa in più. Chiamatela, se volete, emozione. 10/15 anni fa i suoi prodotti di punta erano spesso ai vertici. Poi c'è stata quella rimescolata generale di sapori con l'avvento dei vini naturali. E certi prodotti sono diventati meno interessanti, certi quasi per nulla. Questo è prodotto nella cantina satellite Valle di Cembra. Ed è una filologica espressione del Pinot Nero, una specie di vademecum di questa varietà. Perciò colore di media intesità, odori intensi di sottobosco (fragoline, ribes, mora) senza interferenze, bocca lieve ed equilibrata. Prodotto buono ma davvero senza emozione. Prodotto corretto e piacevole. Appunto: prodotto. Così, bene bravi e 83/100 e chiedo scusa se vado a cercare altro.

7 commenti:

  1. Castel Juval: peccati di gioventù?

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  2. Mah, per me la gioventù è una cosa bella e questo mica era tanto bello. I difetti parevano più strutturali. Però, avendone bevuta una sola bottiglia, sono curioso di riassaggiarlo perché me ne avevano parlato bene in altre annate. Aspetterò qualche mese e poi ti saprò dire.

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  3. Dovrebbe esistere anche una versione riserva o una particolare selezione fatta in poche centinaia di bottiglie del Riesling Castel Juval? Forse quella è meglio.

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  4. Oddio, può darsi esista. Adesso faccio qualche ricerca. Resta il fatto che quella bevuta da me è la bottiglia che li rappresenta, quella premiata etc etc. E resta il fatto che la dovrò ribere, che dovrò risentire annate più vecchie (mi dicono essere molto buona la 2007), che magari non è proprio nelle mie corde.

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  5. Invece io ho preso un'oretta fa il loro pinot bianco, millesimo 08 di cui si dice un gran bene. Appenta stappo (svito...) ti aggiorno.

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  6. Assolutamente fammi sapere. Ma se è buono tocca poi tornare in alto adige a fare scorta. Quanti sacrifici...

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  7. Come si dice in questi casi: è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve fare.

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