mercoledì 28 luglio 2010

LA PARTITA

Questa è una partita di cui avevo già deciso il risultato (spirito di Moggi, esci dal mio corpo). Ma avevo deciso il risultato perché questa partita non decideva il campionato. Era solo una partita, importante ma poi c'erano altre partite da fare. Anzi, avevo l'impressione che le partite tendessero all'infinito (magari non infinito assoluto, diciamo aldilà della mia vita).
In ogni partita ci si gioca qualcosa. Dei punti, una coppa, l'onore. Si può giocare anche solo per prepararsi e i più bravi, di solito, vogliono vincere anche quella. I più bravi, di solito, sono cannibali, squali come Merckx o Danilovic (che voleva vincere anche gli uno-contro-uno ai Giardini Margherita coi ragazzini di 15 anni). Io non sono così bravo ergo non così squalo. Mi limito a fare le squadre, a metterle in campo e vinca il migliore. Epperò faccio un tifo del diavolo.
Da una parte i miei ragazzi. Quelli che fanno agricoltura biologica e/o biodinamica, che rispettano la Natura in ogni sua forma, che parlano ai passeri e sparano a vista al primo prodotto chimico che gli passi vicino; ragazzi che fanno della vinificazione un parto naturale, che suonano il flauto per attirare solo lieviti indigeni, che imbottigliano al grido di "Vamos a matar, no Solfiti!".
Dall'altra parte i cattivi. Non cattivi di natura, magari solo pigri o meno informati o che non hanno tempo di pensare all'ecologia o qualcosa non gli è ancora scattata in testa. Ma ragazzi che passano tra i filari ascoltando Wagner e urlando "Mi piace l'odore del diserbante la mattina", che giocano al Piccolo Chimico finché il vino non gli viene come Cristo dicono loro. I Cattivi, insomma.
La partita andava bene. Noi giocavamo bene, eravamo più sani e correvamo di più, calcio totale e sovrapposizioni, spremute di compost invece del Gatorade. Dalla mia panchinetta mi sembrava stessimo per stracciarli. E allora decido di mandare in campo il campione, uno che ha cambiato la mia visione del gioco. Un centravanti che schianta tutte le difese e segna sempre da tutte le posizioni, in tutte le stagioni. Penso che adesso è fatta.
Ma quello entra, gioca meravigliosamente e, al dunque, si rifiuta di segnare. Sta lì e parlotta col portiere avversario. Prende dell'erba dal campo e la fa vedere ai difensori. Un casino, insomma. E la partita finisce pari. Cioè, noi si è vinto ai punti ma la cosa pare contare una sega.
Il mio centravanti è francese. Si chiama Eric Texier. Lo preso perché fa dei gol fenomenali e costa poco. Il ragazzo è un Numero 1 (leggete qui). Eric, che c'è?, chiedo. Rien, dice. Però, fa lui, direi che la partita non è giusta. Le squadre non sono giuste. C'è qualcosa di sbagliato. Vuoi essere più chiaro, dico io. Certo, dice, senti qua.

"Come ho cominciato a crescere uve biologiche, ho potuto vedere che il mio consumo di petrolio è cresciuto un bel po' nella mia vigna a Brézème.
Quanto?
Diamo uno sguardo da vicino:
Nel corso del 1999, ho bruciato circa 550 litri di gasolio per 4,2 ha. A quel tempo, i vigneti erano trattati chimicamente.
Nel corso del 2008, un anno difficile per la muffa, però, ho bruciato 980 litri di gasolio per gli stessi 4,2 ha ... Questi
stessi vigneti sono ora arati e coltivati tra i filari e trattati con cosiddette molecole
"organiche" (solfato di rame, zolfo ).
Ho poi visto che l'energia utilizzata per la produzione di 1 kg di carbammati (agenti anti-muffa) è circa la stessa che per 1 kg di Bouillie bordolese (solfato di rame e calce, aka miscela bordolese).
Così, arare - e parlo solo dell'aratura- 4 o 5 volte sotto le viti con un interceps invece di spruzzare Roundup una volta, ha un costo enorme in termini di CO2 e di consumo di carburante fossile che è circa 10 ore di trattore per ettaro, ogni anno. Circa 100 litri di combustibile fossile bruciato per 5000 bottiglie. 20 ml di combustibile fossile bruciato per una sola bottiglia. Che è circa il volume di un tappo di sughero di combustibili fossili per ogni bottiglia!
In quanto consumatori e cittadini, penso che dovremmo essere più interessati ai fatti che alle intenzioni.
I vini naturali sono pieni di buone intenzioni. E sono pieni di combustibili fossili, anche.
So che nessuno vuole vedere le coltivazioni biologiche, i vini biodinamici e naturali come dei razzi a combustibile fossile, ma in questo momento e, a mio modesto parere, lo sono.
Andiamo oltre, merde".*

*Questo è l'estratto di un'intervista trovata su internet (di cui vi ho risparmiato l'originale inglese e la sempre comica e futurista traduzione automatica di Google a favore di una mediamente precisa fatta da me). Intervista che mi ha fatto scattare una molla e gettato ancora di più in confusione riguardo al concetto di bene/male e buono/cattivo applicato al vino. E che mi ha riportato alla mente parole simili pronunciate da Gianmarco Antonuzi de Le Coste durante una visita alla sua azienda (il buon Antonuzi in effetti usa vecchi mini-trattori rimessi in arnese che consumano poco e "'sti cazzi -come ama ripetere-, si dovrebbe passare al mulo"). E per concludere vorrei rimarcare come Numero 1 e Litrozzo Bianco restino due vini spaventosamente buoni e belli e sani. Alla faccia di tutto il combustibile fossile.

2 commenti:

  1. Prima o poi arriveranno anche i trattori a impatto zero. E pensandoci bene anche il mulo inquina ogni volta che scoreggia. Pensa, avevo letto da qualche parte che le mucche erano una delle cause principali del buco dell'ozono!
    Detto questo, il N1 come faccio a recuperarlo?

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  2. Pare che ogni soluzione porti un problema. Come dice Texier "Merde!" Questa storia delle mucche l'ho letta anch'io (dannati bovini inquinatori). Ora attendo uno studio serio sui peti di mulo e quelli umani. E Numero 1 l'ho ordinato direttamente da loro tramite mail a vins@eric-texier.com (anche in inglese dato che il mio francese è, appunto, una scorreggia). Molto veloci e gentili. Il vino costa euro 9,60 e la spedizione è stata di euro 50 (per 30 bottiglie).

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